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E’ legittimo chiedersi fin dove possa spingersi la sperimentazione musicale, e a che punto sarebbe opportuno che qualcuno dicesse OK, basta, questa non è musica, è rumore?
Disclaimer necessario: colei che scrive ascolta death metal dall’epoca della prima comunione (dev’essere stata colpa del trauma subito...), di musica che normalmente provoca crisi epilettiche ai più ne sa qualcosa, e non ha nessuna intenzione di smettere di ascoltarla (il dirimpettaio a questo punto starà esultando...). Anche Glen Benton, credo, mi perdonerà se affermo che persino i Deicide sono Vivaldi rispetto a questa cosa informe che ho tra le mani e che risponde al nome di Rolo Tomassi. Il grande “Boh?”, e non me ne voglia Jovanotti se prendo a prestito il titolo del suo libro, non è abbastanza per esprimere lo sconcerto che invade qualsiasi mente razionale nel tentare di decifrare questo attacco bulimico di drum machine a martello, distorsori degni della più truzza disco music in circolazione, una ratatuia di sonorità jazz, funk, persino grind, messe lì tanto per tappare i buchi, in assenza della minima perizia compositiva, e urla degne di una banshee (OK, quelle le fanno anche i deathsters, ma almeno con cognizione di causa). Va detto, a onor del vero, che il primo disco risulta leggermente più coerente e sopportabile del secondo; si intravvede un’idea di canzone dietro alcune delle track. A parte questo, personalmente mi risultano digeribili solo in versione acustica, dove effettivamente vengono fuori atmosfere fantasmagoriche e delicatamente tratteggiate da non sottovalutare. Ma allora, se la materia prima c’è, perché, perché questa smania di essere spiacevoli a tutti i costi, senza neppure un impianto immaginifico o “ideologico” che giustifichi in minima parte questa brutta cacofonia? Ma pensate alla raffinatezza e al genio sublime dei Goblin, che, in combutta con quell’altro demonio di Dario Argento, con pochi accorgimenti e un po’ di tastiere, da un riff ossessivo e da qualche rumore di sottofondo erano stati in grado di tirare fuori alcune delle melodie più mortifere e terrificanti (e qui l’accezione è interamente positiva...) della Storia della Musica!
No, spiacenti, ma questo è proprio un pollice verso senza appello. Allucinogeni più che allucinanti.
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