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Non c’è niente da fare: alcuni, semplicemente, lo fanno meglio di altri. Il rock, che avevate capito? E, posto che noi non abbiamo nessunissima intenzione di addentrarci in quelli che sono gli affaracci privati di Sir Biff Byford & Co., i Saxon sicuramente rientrano tra quegli “alcuni”. Un club ristrettissimo che include pochi e selezionati nomi, davanti ai quali tutto quello che si può fare è ascoltare in religioso silenzio.
Diciamo che, su una scala da uno a dieci, questa è gente che vale quattordici. Trentadue anni, e mai una caduta di stile, un calo di zuccheri, un crollo di adrenalina, niente. Signori, i fuoriclasse del British Heavy Metal non si discutono. Si celebrano e, possibilmente, si venerano. Noi devoti al verbo sassone di certo non ci siamo mai fatti problemi al riguardo, tanto più che i nostri eroi hanno sempre fatto ampio sfoggio di un’ispirazione bellico-mitologica particolarmente funzionale allo scopo.
Protagonista assoluto in album come Crusader e il più recente Into The Labyrinth, il vizietto della saga guerresca riemerge puntualmente in questo Call To Arms, solido e rassicurante filo conduttore nella loro lunga carriera. Eppure i Saxon sono tra i gruppi simbolo dell’heavy metal più tradizionale e storicamente radicato, come ampiamente comprovato da titoli come Wheels Of Steel o Denim And Leather (se questo non è heavy metal allo stato puro, allora ditemi voi cos’è...). Ma la magia dell’argenteocrinito Biff e dei suoi colleghi sta proprio nella loro capacità di coniugare queste due anime, di essere al tempo stesso proletari e cavalieri della Tavola Rotonda, stregoni e rockstar, biker e crociati, Re Artù – o Mago Merlino, fate voi – e guerrieri della notte. Le due facce di questi magnifici mutanti si esprimono entrambe al meglio in questo monumento che è Call To Arms; l’album è una splendida selezione del sound dei Saxon in questo trentennio: che non è cambiato molto, a dire la verità, perché chitarroni e tastierone portentosi sono sempre il piatto forte, loro suonano ancora eminentemente old school, e non potrebbe essere altrimenti, ma hanno dalla loro tutta la forza della tradizione, dell’energia, dell’essere veri e schietti, anche di persona.
La chiamata alle armi è partita, la risposta non può che essere entusiastica. Qui non si tratta più di gusti personali, di rock contro pop, di tecnica o di dare i voti (sarebbero abbondantemente fuori classifica). Qui c’è maestria, cuore, anima, passione e tanto, tanto rock, nel senso spirituale e profondo, e non strettamente musicale, del termine. Questa è dinamite pura. E’ tutto quello che la musica dovrebbe essere. Inarrivabili, irraggiungibili, inarrestabili.
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