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Damon & Naomi
False Beats And True Hearts
2011
20/20/20
di Eugenio Zazzara
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Per il duo ex Galaxie 500 si potrebbe quasi parlare di ‘slow music’. E non per intendere un particolare approccio alla scrittura, quanto piuttosto per il tipo di relazione che intercorre tra loro e l'industria discografica in generale. Resisi ancora più indipendenti di quanto già non fossero con la creazione dell'etichetta a conduzione famigliare 20/20/20, Damon Krukowski e Naomi Yang continuano imperterriti per la loro strada, senza curarsi delle preoccupazioni tipiche dello show business e dediti esclusivamente a coltivare un'arte morbida e semplice, poco vistosa ma profonda. Scrittore e insegnante di poesia e critica musicale lui, graphic designer lei, i due hanno scelto la musica quale loro otium in cui riversare velleità e inquietudini altrimenti lasciate inespresse. Questo ”False Beats And True Hearts” segue il bellissimo ”Within These Walls” ribadendone l'efficacia creativa e ristabilendo forse ancor di più un ponte con il passato “galattico”. Già dal titolo, ”Walking Backwards” ci riconduce a fortunate epoche passate: la chitarra rasoiante, in particolare, sottintende un gusto musicale di una certa fattura mai sopito, mentre il brano si sviluppa in sottofondo, con organi e note discrete e saltuarie di piano a punteggiare l'intera struttura. ”How Do I Say Goodbye” è invece pienamente in sintonia con il disco precedente: il piano introduce gentilmente la voce di Naomi, che si apre un varco su tutti i restanti strumenti, come i fiati campionati in sottofondo e la chitarra liquida. ”Shadow Boxing” mostra invece un mood più vicino al folk, con la voce femminile che si erge davvero protagonista. Un brano a suo modo versatile, che forse sarebbe piaciuto ai ‘TV On The Radio’, lieti di stravolgerlo allegramente. ”Ophelia” ci porta invece in territori più umbratili e polverosi - non a caso è cantato dalla voce più scura di Damon -, sebbene poi si sviluppi in sentieri più riconoscibili e tipici della coppia. Un sapore più bucolico viene invece lasciato da ”Nettles And Ivy”, vellutata e sottilmente malinconica. Su una linea d'onda simile è Embers, forse con una punta di epicità in più. ”And You Are There” è un tentativo riuscito di dream pop mentre la conclusiva ”Helsinki” rappresenta un esperimento inedito, un po' à la ‘Low’: melodia semplicissima e lieve taglieggiata dalla chitarra ronzante dell’episodio iniziale del disco, con il solito piano a fare da raccordo. Un disco da mettere in sottofondo e da lasciar andare placido e tranquillo, specialmente in giornate oziose e velate.
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11/08/2011 -
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