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Uscire dal coro, destreggiarsi nella giungla degli artisti e creare un’identità musicale sui generis è opera ardua oggigiorno, visto il “abbiamo sentito già tutto” che i discografici, o qualche ascoltatore più attento si permette di sentenziare. Forse gli annoiati uditori di turno, alla luce di tutto questo, non si sforzeranno nemmeno un minimo per offrire la loro attenzione a gruppi che, da questo immutabile e monotono coro, ci sono già usciti o non ci sono mai entrati. Hot Head Show non è solo lo spettacolo di tre strampalati e baldi giovani londinesi che hanno ottenuto il benestare “santo” dei Primus (Les Claypool dei Primus, li ha scelti per l’apertura dei concerti del prossimo tour europeo), ma sono anche pionieri di una nuova identità musicale, di un nuovo genere, forse ancora poco ascoltato, che a breve prenderà sicuramente piede e militerà nelle linee musicali innovative. Il loro ‘quid’ in più sta nella perfetta mescolanza di generi – funk, rock alternative inglese, blues e jazz – che li rende unici e attraenti all’ascolto. Già la loro decisione di promuovere il loro video musicale su Youporn anziché su Youtube, rende perfettamente l’idea della stravaganza e intelligenza promozionale e musicale che li accompagna. The ”Lemon LP” è il loro album in promozione, una commistione di suoni e generi bene equilibrati tra di loro e che convivono in una perfetta democrazia sonora, lasciando spazio l’uno all’altro senza remore. Apertura funk mixata al rock alternative inglese per “Bummer”, dove a fare da protagonisti sono soprattutto le pizzicate di basso. Più dura la linea usata in ”Payload”, dove l’invito al pubblico è quello di scuotere la testa su e giù, almeno nei tratti iniziali e quello di ritmare con spalle e mani, il funky che sbuca, senza indugi, tra gli aggressivi, ma ragionati battiti di chitarra. I toni si velocizzano pian piano di traccia in traccia e ”Chopsteakabean”, dove primeggiano anche brevissime note psichedeliche. ”Hotel Room” porta ancora una volta, una ventata di novità al disco, con le sue movenze latine, a tratti zingare, rese più evidenti dalle brevi note di fisarmonica. La performance vocale, unita ai ritmi, spagnoleggianti riconduce, per certi versi, alle interpretazioni di Tom Waits. Il funk con il suo grande alleato, il basso, torna a farsi vivo in Whisky Pocket. A fare da base naturale al funky è sicuramente il rock alternative che sempre più li identifica nella grande fascia dei gruppi Indie. “The Lemon PL” non finirà mai di stupirci fino all’ultima track. La sesta, ”What Goes Round”, ha un inizio psichedelico, spolverate di energizzante rock e qualche suono, quasi impercettibile, che riporta a sensazioni western. Da questo momento in poi, le sonorità scorrono libere con la convinzione del genere che l’album ha creato. La familiarità è ormai consolidata e qualche nota di brio, a volte, è data anche da velocissime note di simil ska, percepibili anche in ”The Lemon”, traccia che dà nome all’album. La particolarità di “The Lemon LP” sta nell’intromissione, ragionata di alcune suoni nelle tracce, che sembrano non avere nulla a che fare con il resto della traccia, ma che ascoltati con la dovuta attenzione, sono la cornice giusta alla perfezione della traccia. E da qui, il reggae in ”Ritalin”, i suoni e le chiacchiere di strada, accompagnati dal “blues” di ”People”.
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