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31 Knots
Trump Harm
2011
Polyvinyl Records
di Fernando Rennis
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I 31 Knots sono bravi e a dimostrarlo ci sono quindici anni di carriera ma quest’ultima fatica del trio di Portland non è certo una manna dal cielo. Se ”Trump Harm” è un album indie che non scade mai nella banalità c’è da aggiungere che non ha punti di forza notevoli. Il disco non è poi così facile da assimilare: se ”Middle Ages” fa fatica ad entrare in circolo, ”Onanist’s Vacation” o ”A Lot Can Tell” prendono subito senza troppi complimenti. L’elettronica fa capolino in tutti i brani e l’asse basso/batteria ha sempre un ruolo centrale. ”Stand Up” col suo ritmo serrato è certamente il pezzo meglio riuscito che equilibra un po’ la linearità pop alla ricerca della complessità alternative. Il gioco dei rimandi sarebbe troppo lungo: sicuramente i Clash e qualcosa dei Beatles ma gran parte delle ambientazioni sono tra il glitch anni Settanta nella prima parte e Jesus Lizard e Don Caballero nella seconda. Sicuramente non è un asso nella manica questo disco, non conquisterà le folle ma nemmeno gli estimatori e questo è il pericolo più grosso. Resta comunque ineccepibile la tecnica ma se vogliamo la quadratura del cerchio dobbiamo tornare a “A Word Is Also A Picture Of A Word” del 2002.
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25/08/2011 -
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