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Male Bonding
Endless Now
2011
Sub Pop Records
di Andrea Belcastro
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Se gli Yuck rappresentano la parte più melodica del revival britannico alt-rock '80-'90, i Male Bonding certamente - di contro - rispecchiano il lato oscuro della medaglia. Quello dal cuore duro e puro: lo sporco vecchio punk senza fronzoli.
Non che ci si possa aspettare chissà quale rivoluzione dopo appena un anno, ma assorbita la lezione del precedente Nothing Hurts e messi in cascina un bel po' di live accompagnati da due nuovi Ep, Endless Now non sembra voler abbandonare il seminato appena tracciato. I primi otto brani presi singolarmente sono tutti, si, di pregevole fattura con alcuni picchi estremamente interessanti (Tame In The Sun e, soprattutto, la travolgente Bones) ma, ascoltati nell'insieme, soffrono di un terribile effetto collaterale: “appiattimento nevrotico in flusso sonoro monocorde” questa l'inquietante diagnosi. Esattamente lo stesso difetto riscontrato in Nothing Hurts, e non basta certo un piccolo, brevissimo diversivo acustico, poco prima della conclusione, a farci cambiare idea. Ecco, magari insistere con maggiore convinzione sulle felici intuizioni che timidamente emergono in The Saddle potrebbe essere la strada che consentirà ai Male Bonding di trovare la propria ragione d'esistere. La realtà dei fatti dice, invece, che gente come i già citati Yuck, pur con - relativa - minore esperienza, riescono a trasmettere, in seno ad una varietà ben più sviluppata ed evidente, semplicemente qualcosa in più.
Insomma, non bastano energia e tre accordi a fare un capolavoro. Non più a fine 2011 e con una concorrenza così agguerrita. Avranno indubbiamente modo di rifarsi; speriamo colgano al meglio l'opportunità.
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07/09/2011 -
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