|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Viva Brother
Famous First Words
2011
Geffen
di Daniele Bagnol
|
|
La prima volta che mi sono avvicinato ai Viva Brother è stato qualche mese fa, quando si chiamavano solo Brother (poi una causa giudiziaria persa a vantaggio di una omonima band australiana li ha portati ad aggiungere il prefisso “Viva”), stavano piazzando un paio di singoli dal sapore brit-pop abbastanza interessante ed NME li faceva rientrare nell’olimpo delle “Radar Band”: si parlava già di II Guerra Civile del brit-pop, contrapponendo questi ragazzacci della periferia di Slough ai più pettinati Vaccines. Pochi mesi dopo, ecco finalmente il disco d’esordio, Famous First Words (la produzione è affidata a Stephen Street, proprio quello di Smiths e Blur per intenderci), con aspettative di chi scrive che non ve le sto manco a raccontare qui, per evitare di essere giudicato male, e con un risultato finale che è invece di insoddisfazione profonda.
Sintesi sensazione d’impatto: amarcord. Si respira a pieni polmoni l’atmosfera dell’epoca d’oro del brit-pop (loro parlano di grit-pop), un condensato di grandi vecchie glorie e piccole chimere da appassionati degli anni ’90 che è un piacere rammentare. Stilisticamente niente di eccezionale, i Viva Brother puntano su un impatto da duri arroganti ed allo stesso tempo da college boys con quei coretti auh auh che ricordano tanto - chiedo venia per il paragone, ma è solo per intenderci - i Blur di Parklife: in questo la prima traccia New Year’s Day è abbastanza profetica e carica d’energia. La strada maestra è costellata poi da chitarre noelliane (vedi Electric Daydream) che però non hanno mai il dovuto accompagnamento. Per il resto è bello giusto sbizzarrirsi nel trovare collegamenti più o meno sfacciati col passato.
Sintesi sensazione finale: delusione, proprio quella. Dopo aver elaborato il tutto con un paio di ascolti, ci si rende conto che di appetitoso c’è poca roba: il problema è che tolta l’energia d’apertura, il resto scorre via quasi senza mordente, a tratti addirittura noioso e ripetitivo, vedi la doppietta Darling Buds Of May / High Street Low Lives per esempio, ma si può pescare quasi al buio a dire la verità. Si cerca il continuo revival, ma questi Viva Brother sembrano lontani parecchi anni luce dall’idea che ci si poteva fare qualche mese fa con quel singolone Time Machine che qui è relegato a chiusura del disco. Almeno per ora, dopo aver ascoltato l’esordio di entrambi, si sbrigassero a chiedere l’armistizio e dichiarare la vittoria per i Vaccines, sono loro che l’hanno voluta.
|
|
12/09/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|