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Il nebuloso e accaldato ritorno dall’estate del nostro scontento economico ci regala l’uscita – in un paio di sale a Roma e solo per una manciata di giorni – di Hanna, film di Joe Wright: la favola potente, rumorosa e distopica di Hanna, splendida Saoirse Ronan, una sorta di figlia postuma della guerra fredda del secondo Novecento. La troviamo immersa nel bianco glaciale di un paese perennemente innevato e poi la seguiremo nell’assolato e multicolore deserto marocchino, quindi a Marsiglia, per finire nella casa dei Fratelli Grimm, in quel di Berlino, dipinta con i colori malinconici e lo sguardo magico – ma senza salvezza – di un Bruno S. de La ballata di Stroszek. Ma noi siamo andati per assistere, visivamente e acusticamente, all’effetto colonna sonora e immagini: ed è un effetto formidabile. Siamo di parte perché i Chemical Brothers li amiamo da sempre e perché in loro vediamo il legame con le stagioni migliori della nascente musica elettronica: la collaborazione, via Madchester, con Bernard Sumner dei New Order e Bobby Gillespie dei Primal Scream nel capolavoro musicale e visivo di Out Of Control sta lì a dimostrarlo. Qui siamo a una prova maestosa, che esula da una lettura dance oriented, o semplicemente electro. L’effetto sonoro – giocato tutto sul silenzio dei primi minuti dispersi nell’isolazionismo accecante, con i rumorismi nevrotici della società civilizzata – è davvero eccellente.
Così la colonna sonora è un formidabile contrappunto alle immagini, ma è anche un piacere ascoltarla in cuffia come lavoro sonoro dei Chemical Brothers. Si parte con Hanna’s Theme, che viene ripreso nella versione finale con l’onirica voce di Stephanie Dosen, già a fianco di Chemical Brothers, ma anche collaboratrice di Massive Attack e della label Bella Union, di Simon Reynolds – ex-Cocteau Twins – per rimanere nell’ultraventennale solco delle migliori sonorità albioniche. È un tema che rimane in testa, come la decadente nenia gotico-feticistico-fiabesca di The Devil Is In The Details, virata in deformazioni electro nei beats di The Devil Is In The Beats. Quindi, oltre il già conosciuto Container Park, troviamo il ritmo spezzato della batteria in Rumble Bahnhof, gli inserti ambient in The Forest, un carillon del dolore introduce The Sandman che, dopo l’accenno del ritornello demoniaco, sfuma nelle sepolcrali tastiere del bellissimo Marissa Flashback, l’odiosa Cate Blanchett, che sarà costretta ad ammettere: "A volte anche i bambini sono persone cattive!" Noi saremo sempre con la solitudine ribelle di Hanna – ragazzina terribile – e la meraviglia electro-ambient-noise di questa colonna sonora dei Chemical Brothers. Sappiamo anche che i ragazzini sono tornati a urlare tutti insieme, in quest’ultimo anno: Can you hear the sound?/ Of the kids all calling’/ World Unite /Love You Forever!! In una lingua stranissima, strascicata, quasi da infante perso nel ritornello direbbe Deleuze. Ancora da Manchester (forse sempre Madchester) un invisibile, luciferino e rabbioso collettivo di ventenni sulle barricate: vedi alla voce WU LYF e il “censurato” video Dirt, sicuramente in debito con la parte finale de succitato Out Of Control. Ne sentiremo parlare a lungo! Ne vedremo delle belle in quest’autunno, anche, probably... WORLUNITE NA LUV U FOHEVA...
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