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Howe Gelb & A Band Of Gypsies
Alegrìas
2011
Fire Records
di Mirela Marta Banach
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L’american roots rock e il flamenco español si intrecciano virtuosamente per opera del cantautore americano Howe Gelb che dopo ben venticinque anni di carriera vola verso las tierras de Còrdoba per sperimentare sapientemente alla vigilia delle nozze d’argento col proprio cantautorato alternative country. Questo si contamina di armonie hispànico-gitanas con tanto di apporto di Fernando Vacas e della sua Band Of Gypsies, che nella sua caratterizzazione etimologica richiama di colpo a quella Band Of Gypsys dello zio Hendrix: ‘Who knows?’. Non a caso di confini qui nessuna scia, si spazia senza sosta in un cammino di sabbie mobili egregiamente aperto agli orizzonti stranieri, pur rimanendo fedeli al contorno acustico della cameratesca Arizona.
L’itinerante e festosa Uneven Light Of Day accede con la giusta chiave all’inclinazione d’insieme: tra maracas, chitarre flamencas, jaleos e brevi cesure grungemente elettriche, la voce echeggiante di Gelb ben si impadronisce del contorno policromo. Sulla stessa lunghezza d’onda girovaga Cowboy Boots On Cobble Stone, seppur più zingaresca, The Hangin’ Judge, dall’incipit improvvisato, non improvvisata sottil critica e stacchi fisarmonici, nonché (There Were) Always Horses Coming, percossa da tessiture raccontate. Di narrazioni parlando, come non decantare Notoriety: ha il sapore di una confessione autobiografica e si addice nondimeno alla vena cantautrice dell’arizoniano. Il suo ‘cante ’americanamente non confusionario e scandito non contrasta col proposito di 4 Door Maverick laddove l’acustica e palmas andaluzas la fanno da padroni. L’euritmia tra vivaci acutismi e tenui gravità si mantiene inalterata non cadendo in alcuna trappola discrepante l’uniforme scorrere di ritmi latini. Non a caso si riserva lo spazio a ballads calibratamente elegiache: The Ballad Of Lole Y Manuel ne è compiuta manifestazione tra falsetas e riecheggiamenti jazz, lo stesso vale per la bossanovana Where The Wind Turns The Skin To Leather, mentre One Diner Town pur rifinito da esile dicotomia piano/corde, troppo mi rimanda (pur sempre a tratti) a When A Blind Man Cries dei Deep Purple. Di influenze curiosando Blood Orange e il suo cantautorato parlato ‘loureediano’ ben si presenta con apporto di due fresche voci femminili, mentre la curioso-intrigante Broken Bird & The Ghost River stupisce con cori muliebri tipicamente 60’s. Fuorviantemente pizzicante Saint Conformity, simply funky. Degno di nota l’instrumental Lost Like A Boat Full Of Live ornato nella sua fine da versi recitati da mature tonalità femminil-hispànicas.
Entusiasmante la spontaneità del compositum assaporato nel suo scorrere armonioso-ritmato. Ogni scansione, frammento, battito di suoni incorpora solarità semplici, essenziali pur sempre nella loro non-banalità. E’ l’umanità del collante-musica ad identificarsi con un’allegria veracemente non forzata, senza età. Come disse Garcìa Lorca nel romancero gitano: “Vengo a buscar lo que busco, mi alegrìa y mi persona”.
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19/09/2011 -
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