|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Primus
Green Naugahyde
2011
Prawn Song Records / Goodfellas
di Giuseppe Celano
|
|
Dopo la scarsa esibizione dei Primus a Roma e il vergognoso promo registrato su un Cd-r (pure watermarked!), con copertina che sembra fuoriuscita dalla mia stampante, mi verrebbe voglia di stroncare questo disco di Les e soci. Ma passiamo alla musica che è meglio per tutti, me compreso.
Sono passati dodici lunghi anni da quel gioiellino che fu Antipop e Les ha deciso che il 2011 è l’anno giusto per riesumare la folle creatura Primus. Ad essere onesti dopo pause tanto lunghe le aspettative sono così alte che spesso vengono deluse nel giro di pochi minuti. Non è il caso del Green Naugahyde che in qualche modo richiama i fasti del passato buttando un occhio al presente (parlare di futuro diventa davvero azzardato) che vede Claypool e soci in piena forma (tecnica). Come in una grigliata sonora che si rispetti c’è molto fumo e altrettanto arrosto, lo chef del basso sa come impostare i piatti e servirli ad un pubblico variegato. Le vecchie incomprensibili follie di un tempo oggi sembrano dei divertissement più digeribili (Lee Van Cleef), l’ironia di fondo non manca mai, sopratutto nei titoli. Apre le danze Prelude To A Crawl che ci ributta nel mood primussiano fatto di basso distorto e suonato egregiamente, tanto per mettere in chiaro chi è il capo dell’operazione. I richiami al passato sono cosi tanti che basti citare Eyes Of The Squirrel per chiudere il discorso, la sua evoluzione ritmica, cosi intrecciata da far insorgere un mal di testa fulminante, lascia spazio a Last Salmon Man che ridà vita al personaggio John, nato dalla penna e fantasia della band. La voce acidula, il metallo rivestito di una patina psichedelica su cui LaLonde infila il suo sgembo solo rendono questo pezzo un highlight assoluto. Le cose procedono per il meglio con il successivo e ipnotico Jilly’s On Smack. Il basso nervoso, le ritmiche sincopate e gli inserti obliqui della chitarra evaporano nella funkeggiante Tragedy’s A’ Comin’ mentre la potente HOINFODAMAN è brano che galleggia fra la visonaria costruzione beefheartiana e il rifferama di Jimi.
Les Claypool e compagni suonano in casa prendendosi cura di tutto in modo che non ci siano cadute di stile o scivoloni pericolosi. L’unica domanda che un attento osservatore si dovrebbe fare è legata all’utilità, in termini di evoluzione, di un disco dei Primus oggi. Lo status raggiunto dal trio nel tempo dovrebbe costringerli, a mio modesto parere, alla ricerca e al cambiamento più che alla stasi. Questo lavoro farà (re)innamorare, ove ce ne fosse bisogno, i vecchi fan ma lascerà l’amaro in bocca a chi, come me, vorebbe un salto in lungo da primato mondiale. Come dei veri maestri i Primus hanno azzerato il gap temporale ma la loro musica è cosi particolare e complessa che è davvero difficile aprire una feritoia che li conduca verso nuove strade.
|
|
23/09/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|