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Tutto ha inizio da qui. Il viaggio per acqua soporifere, l’atmosfera cristallizzata in archi aurorali rapidamente mutevoli, corpuscoli che possono essere stracarichi di freddo quanto surriscaldati al torpore dei tropici. Dream-beat, chillwave, hypnagogic o meglio hipster-gogic pop sono alcune fra le espressioni utilizzate per descrivere nient’altro che una tendenza pop dal carattere psichedelico e sintetizzato, basato sull’estetica del ‘do it yourself’ da cassettina, laptop e programmi analogici a cui fa fede anche il PC di casa vostra, basterebbe avere un po’ di creatività drogata sotto effetto pixel.
Il tutto è trascritto anche su Wikipedia oramai, perché l’atmosfera glo-fi inquadra gli anni Zero meglio di qualunque altra corrente musicale a noi oggi attuale. Luce giallastra soffusa o violacea e crepuscolare, bagliore 80s oriented e quanto resta dei vaneggiamenti onirici fanno di una vera innovazione stilistica la registrazione fotografica della memoria collettiva. L’archivio storico di un’epoca digitale che trasuda rappresentazioni e ricordi da una sola fonte precisa: Internet. Di tutto questo girovagare di roba in cameretta è Neon Indian il rappresentante più illustre, citato da due anni a questa parte, a cominciare dal debutto di Psychic Chasms, come il capo-tendenza della fila, con a disposizione una band che presa live è ansia per i compari, un ep giocato coi Flaming Lips e la venuta di Dave Fridmann per officiare missaggio e post-produzione di Era Extraña.
Alex Palomo ha la sorte a favore, compresa la manovalanza di un’era strana per davvero: verde ufo spaziale amplificato dall’inverno della Finlandia, luogo scelto per scritturare l’album e nuovo stato mentale di Palomo. Venti psico-boreali intasati da espedienti più paesaggistici, meno ripetitivi degli esordi, cioè melodicamente più elaborati, cantati e suonati con poche rifrazioni artificiali e zero stacchetti pubblicitari da videogame. La polaroid è sfocata dai brumosi vapori del pop, camuffata dall’economia shoegaze (Blindside Kiss, Fall Out) e sbrogliata da numerosi beep alieni (Polish Girl, Hex Girlfriend). Il momento concettuale dell’ideazione sforna anche inediti filtrini strumentali, cuori alla ribalta arrestati da ammutinamenti elettronici (Heart:Attack, Heart:Decay, Heart:Release) e gas di colori in cui trova spazio anche la psichedelica dance marziana in formato disco-beat (Future Sick, Suns Irrupt). Ritmi indolenti e fascinazioni per la tecnologia in cui chitarra e batteria rompono gli indugi in direzione rock tropicale (Arcade Blues, Eras Ending Above Us) e rispediscono al mittente vagonate di veli verdi, memoria, ombra, nostalgia (Era Extraña, Hologen I Could Be A Shadow). Bagliore che può essere udito in pieno stile Neon Indian.
Se potessimo dargli un voto sarebbe un otto con pacca sulla spalla.
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