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Ve lo ricordate quel momento nel lontano 1999 in cui accendendo la tele su MTV vi siete trovati davanti sti tre personaggi che scorrazzavano con solo le scarpe addosso per le assolate strade californiane? Sì, era proprio il video di What's My Age Again?, quello che cambiò definitivamente la vita di Mark, Tom e Travis. Di lì a poco infatti sarebbero diventati i portavoce ufficiali del pop punk del nuovo millennio. Milioni di dischi venduti, orde di adolescenti cresciuti a pane e Blink-182, poi nel 2005: bam! Tom DeLonge lascia la band, i Blink si sciolgono.
Quattro anni di silenzio e svariati side-projects dopo, arriva l'annuncio improvviso e agognato dagli aficionados del trio di San Diego: i nostri tornano, hanno ancora voglia di suonare insieme e stanno già pensando a un nuovo disco. L'hanno tirata un po' per le lunghe, tra posticipazioni e cancellazione del tour europeo, ma alla fine ce l'hanno fatta. Eccolo qui, si chiama Neighborhoods, è tutto scintillante ed è il nuovo album dei Blink-182. Preceduto dalla sua fama, manco a dirlo, si tratta della prima fatica in studio in otto anni e anche la prima di cui la band firma la produzione. Nei mesi precedenti la sua pubblicazione era stato annunciato come un lavoro sperimentale, con cui provare cose nuove e in cui inglobare i diversi gusti musicali dei tre musicisti (proprio come tre diversi quartieri della stessa città, da qui il titolo), ma con l'intenzione di non perdere quella sensibilità pop-orecchiabile marchio di fabbrica del gruppo. Detto fatto.
Neighborhoods si potrebbe considerare la continuazione naturale del percorso intrapreso nel 2003 con l'album omonimo, Blink-182. La sperimentazione sonora viene accentuata, ma è significativa solo in tre, quattro brani al massimo, il resto rimane pressoché invariato: il tocco inconfondibile di Barker sulle pelli, il dialogo tra i riffini super catchy della chitarra e le linee sfacciate del basso e l'alternarsi delle voci riconoscibilissime di DeLonge e Hoppus, che non saranno niente di eccezionale a livello canoro, ma restano uno degli stilemi del sound targato Blink. Altro discorso per la genesi dell'album: per la prima volta Tom da una parte, Mark e Travis dall'altra per quasi tutta la fase di scrittura e registrazione, causa singoli impegni professionali. E cambio di rotta anche nelle liriche, più profonde e cupe rispetto ai primi lavori, frutto della normale maturazione dei tre, come pure di qualche esperienza personale che li ha segnati parecchio.
Il totale fa un'altra manciata di pezzi che vanno ad accrescere il listone di canzoni appiccicose e immediate del trio. Semplicemente e per farla breve un nuovo disco dei Blink-182, né più né meno. Neighborhoods uscirà sia in versione standard (dieci tracce) che deluxe (quattro in più) e scommetto che lo zoccolo duro di fans ha già fatto spazio tra gli scaffali per il nuovo arrivato! Che dire dunque: ben tornati guys.
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