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A tre anni di distanza dal pregevole Real Emotional Trash, Malkmus e i suoi Jicks ritornano con un album eccellente, che si rivelerà sempre più accattivante a chi gli dedicherà ripetuti ascolti (meglio se in cuffia). Le atmosfere scanzonate non mancano (Spazz, Tune Grief, All Over Gently), ma a farla da padrone sono i toni crepuscolari, a dispetto dell’ironia di alcuni testi, la propensione per le ballate elettriche, anche se non prive di nerbo. Nonostante la strumentazione essenziale (soprattutto chitarra, basso e batteria, con interventi di tastiere e poco altro, tra cui una pedal steel nella sognante Long Hard Book – un brano molto alla Neil Young), stupiscono la cura degli arrangiamenti, l’originalità delle melodie e il validissimo apporto della sezione ritmica – con Janet Weiss, ex Sleater Kinney (quanto ci mancano!), dietro i tamburi.
Si passa da canzoni come No One Is (As I Are Be), il cui passo felpato, dettato da contrabbasso e intrecci di arpeggi acustici, sembra citare i Pentangle, alle vivaci Tigers, Senator, e Gorgeous Georgie (un rimando a Edwyn Collins, no?); i momenti migliori però arrivano con Brain Gallop, ballad incantevole che strizza l’occhio alla fusion (!) e regala una coda strumentale chitarristica emozionante, con Share The Red e con Forever 28, altro gioiello che dimostra quanto la vena compositiva di Malkmus sia tutt’altro che disseccata.
Si sarebbe potuto anche fare a meno di pezzi quali Asking Price, Spazz – che si affaccia timidamente sul progressive (!) – e All Over Gently, ma tenendo conto anche di Tune Grief, divertente rivisitazione, più o meno esplicita, delle New York Dolls, non possiamo che caldeggiare l’acquisto del Cd (o doppio vinile).
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