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Gli album solisti sono spesso, per gli autori, piacevoli e disimpegnate occasioni per lasciarsi andare a una musica più accessibile, meno nervosa e densa, più diretta. Vedasi il caso di Thurston Moore, con il suo Demolished Thoughts: una fuga acustica che non molti, forse, si sarebbero aspettati (benché anche la band madre abbia abbandonato da tempo percorsi impervi ed estremi). In questo caso, però, parliamo di una situazione alquanto diversa. Efrim Manuel Menuck è quasi un’istituzione della scena indie, se così possiamo chiamarla. Se non altro, per la sua indefessa e irrefrenabile attività. Co-fondatore dei Godspeed You! Black Emperor e primus inter pares nei Thee Silver Mt. Zion, può vantare tra l'altro collaborazioni importanti, come quella con il compianto Vic Chesnutt.
Il nostro è sempre stato interessato e devoto alla sperimentazione musicale, e questo disco solista non fa eccezione. Rifuggendo da tentazioni esclusivamente intimiste, Menuck si mantiene fedele alla sua volontà di cercare altre strade, confezionando un disco che si può definire ermeticamente affascinante, sentito ma ostico, assolutamente non facile da ascoltare, a dispetto dell'atmosfera famigliare trasmessa dalla copertina (in cui compare suo figlio Ezra). Anche i temi da cui prende spunto non lo rendono un disco per tutte le stagioni: il disco è dedicato alla sua città d’adozione, Montreal (ormai da un paio di decenni) e alla memoria di persone care recentemente scomparse (come Vic Chesnutt e la cagna Emma). Il risultato è un insieme di otto tracce, delle quali alcune solo strumentali, che compongono un quadro fatto di ‘field recordings’, voci e suoni dilatati, chitarre rese aliene attraverso l'uso di echi e riverberi. A farla da padrone sono droni stranianti (Chickadees' Roar Pt. 2), registrazioni ambientali tese e inquietanti che contribuiscono a creare un mood ripetitivo e ostinato (A 12-Pt. Program For Keep On Keepin'On), bozzetti elettronici e bucolici (August Four, Year-Of-Our-Lord Blues) che ricordano escursioni musicali ambient già tentate nei gruppi di origine. Gli episodi forse più accessibili, sono quelli di maggior durata e disponibilità verso l'orecchio, come l'iniziale Our Lady Of Park Extension And Her Munificent Sorrows, coi suoi feedback incanalati in una struttura più coesa grazie alle pennate cadenzate di chitarra, le uniche a mantenere dritto il timone in una selva di voci sovrapposte ed elegiache, che procedono insieme a tutto il resto (complice una batteria discreta ma influente) in un tipico crescendo, fino a richiamare dall'etere un sibilo sempre più forte e pervasivo, una specie di sirena a tratti quasi fastidiosa. Il brano più classificabile è Heavy Calls & Hospital Blues, una preghiera di solo piano e voce. La conclusiva I Am No Longer A Motherless Child inizia con un giro di chitarra estremamente riverberata cui fa seguito una nuova serie di droni e sample sui quali si staglia, in una sentita elegia, la voce elevata a n volte di Menuck. L’ingresso di una batteria dal ritmo cadenzato e regolare stona, a mio parere, con il contesto, ma porta il brano a una conclusione più coerente e liberatoria.
Un disco, impreziosito da diversi featuring come Katie Moore e Jessica Moss, che necessita di diversi ascolti prima di poter essere ben metabolizzato. Benché, e bisogna dirlo, non si tratti di un disco che invogli all'ascolto. Difficile giudicarlo: da una parte paga la poca coesione dei brani fra di loro, divisi tra tracce più accessibili e numeri meno facilmente avvicinabili; dall'altra, presenta episodi di pregio ed emotivamente sentiti che rendono giustizia alle tematiche dell'album. Di certo non si può dire che a Menuck manchi il coraggio.
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