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Kasabian
Velociraptor
2011
Columbia
di Fernando Rennis
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Così come ci sono lineamenti che non tradiscono l’origine delle persone, ci sono sound che non lasciano spazio all’immaginazione e raccontano molto più di quanto si possa pensare. Non importa la natura elettronica o analogica del suono: ascoltando Velociraptor dei Kasabian si ha sin da subito la sensazione di essere in terra britannica.
Il quartetto cresciuto nei pressi di Leicester licenzia un disco compatto, il cui titolo, Velociraptor appunto, sembra piuttosto appropriato. Accanto alla formula che ha reso Kasabian (2004) un ottimo esordio, Empire (2006) una buona conferma e West Ryder Pauper Lunatic Asylum (2009) un avvaloramento della loro capacità compositiva e della compattezza del sound made in Kasabian, in questo quarto album si riscontra un altro elemento basilare, vale a dire l’equilibrio dinamico scaturito dal contatto tra un mood musicale tradizionale tipicamente british e arrangiamenti rock supportati dall’elettronica che sono parte integrante dell’identità della band. Si oscilla così tra Goodbye Kiss o La fee verte in cui il sound anni ’60 e ’70 con orchestrazioni vintage abbraccia alla perfezione la voce di Tom Meighan e Velociraptor o soprattutto Switchblade Smiles dove synth e campionamenti regnano sovrani. I Kasabian sono onnivori, si nutrono di sound diversi e li elaborano nel loro stile ma soprattutto sanno assalire la preda con suoni violenti e beat graffianti oppure la sanno ammaliare con ballate romantiche e malinconiche (Neon Noon e Black Whistler rientrano alla perfezione in questa seconda tipologia di canzoni e allo stesso tempo presentano chiaramente il mix tra vintage ed elettronica già ricordato prima). Sono amanti della velocità e dell’impatto sonoro e il loro live (basti vedere la performance di Fire al Festival di Glastonbury 2009) trasuda adrenalina e colpisce in pieno la folla con la sua forza rimanendo poi colpito a sua volta dalla reazione emotiva sprigionata dal pubblico. Gli album dei Kasabian sono più controllati, hanno un sound meno aggressivo e più misurato ma non tradiscono la loro identità.
Velociraptor è il quarto album di una band che si è saputa far largo tra la folla facendo leva sul suo ego ma non risultando eccessivamente narcisista. Salire sul palco è un’impresa che a volte può sembrare cosa da poco conto ma saperci stare è sintomo di coraggio e di passione e farlo alla propria maniera significa essere affetti da quel morbo che rende artisti.
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12/10/2011 -
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