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Patti has the power. Miss Smith è l’esempio vivente che alcune donne hanno più palle degli uomini. Non è facile incarnare un certo tipo di rock, portarne i segni del tempo, sputare in faccia alla gente il suo sapore. Non si tratta solo di cantare ma di interpretare, sentire e credere fino in fondo in quello che si scrive, in ogni singolo accordo che si prende. E la signora in questione non passa inosservata, ti prende per il colletto, ti fa sentire il suo fiato e lo fa in maniera tanto schietta da farti vedere persino quello che c’è dietro ai suoi occhi, lo fa senza avere vergogna di mostrare la sua pelle non più giovane, senza aver paura di ricantare per l’ennesima volta un ritornello ormai sputtanato che tutti sanno a memoria, perché la notte appartiene a chi ama ma in un’epoca in cui si abusa troppo di questa parola riuscire a dare un senso a questa frase significa aver già sconfitto la morte.
Non ci sono The Best Of che tengano. Chi scrive non è proprio un amante de il meglio di... perché ognuno ne ha uno suo, soprattutto nell’epoca dell’mp3. Ma questo Outside Society va gustato tutto, senza restrizioni di sorta. Lasciarsi andare nel dancefloor con un cocktail in più in pancia e qualche pensiero in meno nella testa. Perché il rock è questo e molto più. E allora è potenza pura sentire Patti Smith introdurre Rock'N'Roll Nigger (live nel disco, ottima soluzione), è empatia assoluta lasciarsi trasportare dal reggae di Ain’t It Strange e vedere il sudore che esce dalle casse e perdere il senso dell’orientamento trovandosi incastrati in un corpo che si muove fuori dal proprio controllo, urlando “I move in another dimension!” e poi tornare pian piano alla normalità sempre cullati dal ritmo avventuroso e folle di questo pezzo. E poi lasciar partire la mente sulla sensuale Dancing Barefoot.
Hippies sulla destra e Mods sulla sinistra. Londra, Berlino, Parigi, New York o un semplice salotto di casa in un pomeriggio in cui sono tutti fuori e lo stereo è la De Lorean con cui dimenticare tutto e tutti ed immergersi in flussi storici vicini e lontani. E fa bene sentirti dire che le persone hanno la forza di cambiare il mondo, hanno la forza di sognare. Perché, sognare forse non è il primo passo per cambiare? E non si può non sentire il bisogno di sognare forte, qualcuno direbbe tanto forte da fare uscire il sangue dal naso, ascoltando Beneath The Southern Cross e vedere per un attimo l’inspired sky, godere dello scintillio negli occhi altrui quando parte una cover di Smells Like Teen Spirit. Una cover, non una riproposizione in toto della canzone dei Nirvana. Una cover, cioè una propria versione di un pezzo. E figuriamoci se una donna dall’ego immenso come Patti Smith non la personalizzi fino a scrollarsi di dosso la polvere rabbiosa sollevata dalle All Stars del buon Kurt. Il rock è possessione e gli alleluia di purificazione di Trampin’, ultima traccia dell’album, servono a riprendere contatto con la realtà.
Per quelli che amano le cose precise il best of di Patti Smith è stato pubblicato lo scorso 30 agosto e raccoglie materiale del periodo Arista e Columbia. Contiene 18 tracce ed è disponibile anche in una versione in vinile. Attenti però, alla signora non piace abbassare la guardia ed infatti sarà già di fronte a voi, esausta ma ancora ingorda d’emozioni, a puntarvi il dito ed urlarvi: “So you wanna be a rock ‘n’ roll star?!”. Ok, si ricomincia.
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