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Nel 2007 al culmine di una cavalcata emozionante durata otto anni, i campani ...A Toys Orchestra – una delle band più insolite e talentuose partorite dalla nostra penisola – uscivano con il loro capolavoro: Technicolor Dreams. Un album sognante, variopinto, al passo con i tempi e soprattutto pieno zeppo di canzoni straordinarie. Forse merito della produzione di Dustin O'Halloran (Devics), più probabilmente il naturale sfogo dopo due album nei quali si intravedevano i germi del talento, fatto sta che i ragazzi incominciano ad essere notati (anche all'estero). Tre anni dopo – con l'atteso seguito Midnight Talks - era lecito aspettarsi il definitivo salto di qualità. Qualcosa in grado di dare, finalmente, ad Enzo Moretto e compagni il giusto spazio ed un meritato successo di pubblico. Ma l'album – seppur incensato dalla critica ammuffita e nostalgica di casa nostra – è un clamoroso passo indietro: il sound diventa una sorta di gigantesco omaggio alla glam season degli anni '70. Addio indie-rock, addio elettronica. Si vira verso altri lidi, si torna indietro nel tempo. Potrebbe anche non essere un difetto, ma incredibilmente vengono meno anche le canzoni. L'album è pieno zeppo di composizioni anonime, senza mordente, scontate, banali e con pochissimi guizzi. Inoltre l'unico difetto del precedente lavoro (gli interventi vocali di Ilaria D'Angelis) non viene smussato, ma addirittura enfatizzato e posto in apertura di disco (non un bel segnale, così come la brutta copertina). Per fortuna, però, qualche bella canzone riesce a trovare posto. Forse c'è ancora speranza.
Passa un anno, c'è spazio persino per un Ep dove per la prima volta l'Orchestra si cimenta con l'italiano (esperimento da non sottovalutare), e viene fuori questo Midnight (R)evolution. Il titolo è ambiguo: da una parte sembra voler sottolineare una certa continuità con il predecessore, dall'altra, invece, si evince il desiderio di cambiare. Il risultato finale è, se possibile, ancora più deludente. Alcuni momenti del disco sono francamente imbarazzanti: Aphelion e You Can't Stop Me Now, per fare due esempi, sono brani che un bravo produttore non avrebbe mai permesso di pubblicare. Che in entrambi ci sia lo zampino vocale della D'Angelis non è un caso. La ragazza è bravissima. Sa suonare tutto e benissimo. Ma finisce con l'affossare qualsiasi brano gli venga chiesto di cantare. Come nel caso di Aphelion: una pseudo rivisitazione di Jigsaw Falling Into Place dei Radiohead, distrutta brutalmente nel finale. Meglio, molto meglio, limitarla a qualche sparuta armonizzazione. Ma i problemi dell'album non si esauriscono qui: gli arrangiamenti sono di qualità troppo discontinua, a volte eccessivi o poco incisivi altre, invece, perfettamente calibrati. Un discorso da estendere anche alle composizioni, dove troppe canzoni insufficienti tolgono ossigeno ai brani di maggiore qualità: Late September e, soprattutto Lotus sono pezzi straordinari, tarati al punto giusto in un perfetto equilibrio tra performance strumentale ed interpretazione vocale. Senza dimenticare le melodie: belle ed orecchiabili. Peccato siano l'eccezione e non la regola.
Piange il cuore a dover essere così duri, consci che, soprattutto, visti dal vivo gli ...A Toys Orchestra restituiscono la sensazione di un gruppo con capacità tecniche fuori dal comune (in primis la tanto vituperata D'Angelis). Fatto sta che incensare dischi come questi – e siamo certi che non mancheranno le recensioni piene di voti alti – non serve a niente, ed è, anzi, dannoso per la band. Quando, invece, con un minimo di autocritica. Con la voglia, la pazienza di accumulare e selezionare con maggiore cura il materiale prodotto, siamo certi ritorneranno a solcare la giusta strada. Ma non bisogna più sprecare occasioni: il tempo scorre, inesorabile, anche per loro.
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