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Noel Gallagher’s High Flying Birds
Noel Gallagher’s High Flying Birds
2011
Sour Mash Records
di Daniele Bagnol
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È il momento che aspettavano in molti, madferit in prima fila: chi per glorificarlo, chi per infangarlo, perché già dal periodo Oasis i fan si dividevano tra lo spocchioso Liam ed il poetico Noel. Fatto sta che dopo l’ uscita del disco dei Beady Eye (quelli-del-fratello-Liam per chi fosse rimasto troppo indietro), il primo disco solita di Noel Gallagher aveva un’attesa incredibile, manco fosse un parto plurigemellare.
The Chief stavolta vola alto, molto alto, come gli High Flying Birds appunto, fino a quell’altezza che gli Oasis non erano riusciti a raggiungere prima con Don’ t Believe The Truth e poi con Dig Out Your Soul: ciò che mancava alla fine si ritrova proprio qui, che non a caso suona molto più oasisiano dei Beady Eye. Un colpo di tosse e si parte subito con Everybody’s On The Run, la più epica tra le tracce, ma anche la più sfacciata: aprire un disco con un brano da cinque minuti circa, con cori angelici e una sessione di archi non è da tutti. Una vera delizia. La particolarità di Noel è sempre stata quella di comporre testi parlando di cose non troppo originali, ma elevandone alla massima potenza il pathos emozionale con arrangiamenti e sonorità che trasformano i brani in qualcosa di maestoso: e questo Noel Gallagher’s High Flying Birds ne è la prova dichiarata, ascoltate i due brani in sequenza If I Had A Gun e The Death Of You And Me, il primo dei quali pare partorito dalla stagione Oasis - scusatemi il continuo paragone ma prometto che sarà l’ ultimo dell’articolo - e un brivido vi farà accapponare la pelle per la monumentalità. Che poi il primo singolo The Death Of You And Me meriterebbe una trattazione a parte, perché a pensar male sembra la risposta elegante - nel testo si dice “running from people who can be the death of you and me cause I can feel the storm clouds” - al Four Letter Word dei Beady Eye: ma questo è solo puro gossip. Il resto del disco scorre tra ballatone in perfetto Noel-style come Dream On e (I Wanna Live In A Dream In My) Record Machine e momenti più vivaci (Aka...What A Life pare per esempio un brano degli U2, quelli della parentesi quasi dance) che sterzano completamente la rotta a cui The Chief ci aveva abituato da anni. Dopo un ultimo colpo di coda (Stranded On) The Wrong Beach, ecco una versione grandiosa di Stop The Clocks - un demo della stessa già girava da qualche anno, come anche di altri tre brani presenti nel disco - perfetta conclusione del disco, psichedelia eterea che sembra andare a spegnersi in modo delicato come un fiammifero, ma che alla fine si rialza prepotentemente. Ennesima goduria.
Certo è scontato dire che manchi in alcuni momenti l’impatto presuntuoso di una voce come quella di Liam, ma si tratta di un disco che calza a pennello nelle corde di Noel. Quella che era la battaglia del brit pop di metà anni 90 tra Oasis e Blur, oggi pare diventata una questione interna alla famiglia Gallagher (vedi interviste e dichiarazioni da ambo i lati), dove a guadagnarci (in tutti i sensi) alla fine sono entrambi. Bei paraculi direte voi: ma finché tirano fuori dischi così, per me - madferit nell’anima - il gioco vale la candela.
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21/10/2011 -
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