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Album di addio, gioia e tristezza, ultimo saluto ai fans... tanto si è detto su questo disco di Ivano Fossati. In effetti, Decadancing arriva in concomitanza con l’annuncio del cantautore genovese di voler lasciare le scene discografiche: «Il mio mestiere è bello e privilegiato, ma non so se da qui a cinque anni sarò in grado di aggiungere qualcosa di nuovo alla mia musica». Dopo questa affermazione di umiltà, con la serenità di un artista che non smetterà di fare il musicista («Non abbandono la musica né la musica abbandona me»), rassicura che potrebbe tornare a suonare o scrivere canzoni, ma non con l’ottica di un album o di una tournèe. Sarà per il traino di queste dichiarazioni, sarà perché molto atteso, l’album è balzato subito al primo posto in classifica, sbaragliando le star giovanilistiche del momento come Marco Mengoni e Adele. Buon segno.
Dopo 40 anni di carriera arriva dunque questa danza della decadenza – vedi il gioco di parole del titolo – che racconta lo stato di un Paese dove «le parole non hanno chances» ed «è decenza» attraversare la frontiera per trovare lavoro. Il disco apre con il pessimismo della prima canzone, La decadenza, rhythm & blues il cui incipit sembra firmato by Zucchero Fornaciari, e termina con il romanticismo e le speranze ottimistiche del decimo brano, Tutto questo futuro. In mezzo, un album classico, “alla Fossati”, in cui il paroliere si confronta con ottima musica ed intensa interpretazione. Come al suo solito, le sonorità non sono complesse ma la loro semplicità è la strada dritta che conduce i testi al traguardo, nella migliore tradizione della cantautorialità italiana. Sempre attento alla realtà, ecco ancora una canzone socio-politica, Quello che manca al mondo, prosieguo ideale della canzone di apertura, con cui sembra fare corpo unico. Atmosfere intime, invece, si ritrovano in La sconosciuta che canta il ritorno di un vecchio amore, e nella ballata Settembre, malinconica scena di addio con tanto di abbraccio sotto la pioggia. Barlumi di amori felici e quotidiani si accendono in La normalità, mentre in Laura e l’avvenire l’amore è di nuovo contestualizzato in un clima di precarietà di lavoro e di sentimenti, così come il Natale borghese dell’omonima canzone è trascorso in questi brutti anni di politica disprezzabile. Insomma pubblico e privato, realtà sociale e intimità si mescolano e si influenzano nei testi di Fossati come nella vita vera.
Chi ha seguito Ivano Fossati negli anni, dagli esordi progressive con i Delirium (1971) al suo percorso solista, non rimarrà certo deluso da questo disco. Decadancing contiene, senza alcuna innovazione e forse con un po’ di autocitazionismo di troppo, tutti gli ingredienti che hanno consacrato Fossati come uno dei cantautori più stimati della scena italiana.
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