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Il nome Peter Kernel nasconde un trio svizzero-canadese davvero ben composito. Vale la pena di conoscerlo: Aris Bassetti (chitarra, voce e graphic designer), Barbara Lehnhoff (basso, voce e film maker) ed Ema Matis (percussioni). La band si è formata nel 2005 quando ha composto la colonna sonora di un film musicale sperimentale, “Like a Giant in a Towel”, diretto dalla Lehnhoff e proiettato al Festival di Locarno. Da allora i tre hanno dato vita ad un solo album, “How To Perform a Funeral”, un Ep in vinile, “The Ticket”, e, a febbraio di quest’anno, un altro esperimento audiovisivo, “Il pomeriggio non si sa mai bene cosa fare”. Il tutto prodotto dalla propria etichetta On The Camper Records. Pochi anni insieme, ma già i P.K. vantano collaborazioni con band illuminate e sofisticate che, a ragione, si sono accorti di loro: Cat Power, Mogwai, Enon, Shannon Wright, Wolf Parade… Il nuovo disco, White Death Black Heart, arriva in un momento di assoluta maturità artistica, ad ottobre 2011, con l’ausilio dell’etichetta francese Africantape. Ad aprire la pista è il primo singolo scelto per il lancio dell’album, ”Anthem of Hearts”, che subito detta le regole per le 11 tracce a seguire. Indie rock raffinato, in equilibrio perfetto tra la melodia e il noise. Voce infantile e irresistibile quella femminile, aspra e dissonante quella maschile. I coretti si intrecciano in modo sempre perfetto, a sottolineare ritmi martellanti (”I’ll Die Rich At Your Funeral”) o nelle scomposizioni di strofe e ritornelli (”Hello My Friend”). Non manca la cerebralità, nella declamazione di ”Tide's High”, che introduce la seguente – e seducente – ”The Captain's Drunk”, dove la “vocetta” della bassista Barbara L. si piega al servizio di toni gravi e cupi, ad evocare un metaforico naufragio. Compaiono timbri punk, rabbiosi in ”The Peaceful”, divertiti e sghembi in ”Panico! This is Love”. L’irruenza rallenta con ”We’re not Gonna Be the Same Again”, ed ipnotizza con ”Organizing Optimizing Time”. Nel susseguirsi dei brani, l’inventiva non si esaurisce, l’energia rimane alta, la cura è rigorosa. Lo schema è forse precostituito, non cercate l’innovazione, ma la performance di P.K. si inserisce nella migliore tradizione dell’indie con acuta consapevolezza e ne fa uno dei gruppi più interessanti dell’annata musicale.
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