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Ormai sono anni che si parla dei Bud Spencer Blues Explosion e tutto ebbe origine dall’ormai storica, e incendiaria, esibizione al Primo Maggio. L’unica conclusione certa a cui siamo arrivati è che la premiata ditta Viterbini/Petulicchio fa parte di quella categoria di artisti che stanno stretti nelle vie di mezzo: li odi o li ami. I detrattori, di solito gente che ama l’indie rock mediocre che piace tanto alle etichette furbe, li accusano di testi sufficienti quando va bene, e di una tecnica che uccide i brani riducendo tutto ad un mero, e derivativo, esercizio sterile. Sinceramente non crediamo sia una verità assoluta: in questa band c’è molto altro, quindi, per forza di cose, ci troviamo esattamente dal lato opposto.
Do It, semplice lo slogan di una marca ormai consolidata, è il titolo del loro nuovo lavoro che vedrà la luce proprio in questo novembre più caldo del solito. La musica dei B.S.B.E. viene dal blues, scorre come plasma dentro vene e arterie, irrora i muscoli, trasporta ossigeno ad ogni colpo di plettro scuotendo la vostra pigrizia sotto l’assalto in pelle di Cesare, sempre solido e massiccio batterista. Si inizia con pochi secondi di slide (Slide appunto) che aprono le porte a Immigrant Song degli Zeppelin, ehm... no no si chiama Più del minimo (che ultimamente avevamo già apprezzato dal vivo). L’attacco sonico è tipico; il rifferama di Viterbini è immutato, identici sono i dialoghi con la batteria e i violenti cambi di tempo che tanto piacciono a chi gli strumenti li suona per davvero. Wah-wah e stop and go a iosa animano l’andamento di questo brano che muta pelle dissolvendosi nell’apertura di Giocattoli, affogato in un bel mare di distorsioni. La voce di Adriano è filtrata mentre la chitarra acustica intarsia interventi veloci ma efficaci, leggermente sepolti nel missaggio che predilige maggiormente la chitarra slide durante l’assolo. Interessante appare Cerco il tuo soffio, un torrente in piena potente e inarrestabile in cui Adriano da sfogo al blues che ha dentro. Meno ispirata, nonostante il fine arrangiamento della chitarra e delle altre sei corde assortite, appare la “svogliata” Jesus On Mainline con tanto di applausi finali in chiusura (it’s a long way long way to Mississippi). Un guizzo elettronico ci fa tremare in sKratch eXplosion (feat. Dj Mike) seguito dal dolente blues Dio odia i tristi, un gospel con tanto di cori e slide in evidenza. Ma la vera novità arriva dopo nove brani e si intitola L’onda, un brano malato e laido in cui profondità della scrittura e cambi d’atmosfera ci regalano un brano diverso ma altrettanto scintillante, impreziosito dalla ritmica di Petulicchio. Non da meno, ma con un neo legato al superfluo e prevedibile cambio ritmico, risulta Squarciagola, quasi un gemello dal punto di vista delle intenzioni che mostra il lato cangiante della band. Chiudono la più che classica Hamburger, punto di forza dei loro show, e Mi addormenterò, un grazioso blues domenicale che nulla toglie o aggiunge al valore stesso del disco, ma che si lascia ascoltare comodamente magari innaffiato con del buon vino, rigorosamente rosso.
Meno diretto e sanguigno del precedente, e sicuramente meno logorroico dal punto di vista chitarristico, Do It contiene in nuce le modifiche necessarie per la loro definitiva maturazione e la conseguente e inevitabile affermazione come leader nel panorama italiano.
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