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Circoscrivere nella giusta misura l’esordio degli Still Corners non è impresa facile. Molteplici sono gli intrecci formali e notevoli i rimandi a certa wave riformulata in chiave spettrale come se a parlare fosse Edgar Allan Poe per bocca di Siouxsie. Un intreccio tra organico e liturgico, lampioni a gas e animismo post-punk, è il breviario nostalgico di ciò che a Londra negli ultimi tempi definiscono come ‘nightmare-pop’, ovvero tutto ciò che appartiene in qualche modo alla rielaborazione scricchiolante e surreale del synth-pop.
Il progetto nasce per mano di Greg Hughes, compositore americano trapiantato a Londra nonché autore di tutti i brani dell’album, mente cinematica che cattura in questo primo lavoro tutte le rimembranze della new wave francese, Morricone e gli horror italiani, sue grandi passioni trasposte in musica. Il paragone più opportuno, vista anche la licenza Sub Pop, forse converrebbe farlo con i Beach House di Victoria Legrand, proprio per quella capacità di sottrarre dal dream-pop gli stati epici più onirici e visionari, accentuati con tono flebile e notturno dalla voce di Tessa Murray, perfetta a congiungere gli scenari evocati dai brani con i versi tenebrosi dei testi. A conquistare la legione che fu di Cocteau Twins, My Bloody Valentine, Mazzy Star, è un sound magistrale e omogeneo, una miscela di elementi fondati principalmente sulla sensibilità elettronica di timbri percussivi e rullati secchi, frammenti di alienazione noir e riverberi di chirurgia sonora intensiva. Elementi addolciti dal rigore ascensionale di organo e tastiere (Circulars, The White Season, Submarine), loop ritmici di chitarra in continua intersezione con l’andamento languido e melodico scansionato dalla batteria (Cuckoo, Endless Summer, Into The Trees). Esotismo orrorifico più che gotico, innesto crepuscolare che prende lentamente piede tra voci sussurrate, estasi e tormento (The Twilight Hour, I Wrote In Blood, Demons).
Un incantesimo difficilmente esprimibile in parole dove tutto è rarefatto, surreale e ripetuto con scansione maniacale dentro scatole perfette e buie, eteree sospensioni piene di effetti speciali e intimi incastri. Alle prese con un materiale scuro quanto affascinante, Creatures Of An Hour conquista servendosi di un linguaggio mitico dalle inequivocabili qualità. Appuntatevi questo nome perché è davvero tra le migliori uscite dell’anno.
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