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Bjork
Biophilia
2011
One Little Indian
di Valentina Gianfermo
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L'ultimo lavoro di Bjork è chiaramente una autobiografia musicale, non a caso il titolo è appunto Biophilia. Emerge istantaneamente, sin dal primo ascolto, l'intenzione dell'artista islandese di proporre un album che in qualche modo percorra musicalmente tutta la sua carriera, mantenendo i temi molto cari del contatto/ ritorno con /alla natura e del dialogo con i propri cari e i propri sentimenti.
Tutta la novità che poteva esserci su questo nuovo app-album interattivo, oggettivamente si è andata a perdere completamente, forse la musica non ha bisogno di applicazioni e questo dovrebbe essere ormai chiaro. Sicuramente non si può definire questo disco una innovazione neanche dal punto di vista musicale, ma credo che non lo volesse essere. La nota di demerito sicuramente sta nella freddezza un po' troppo oggettiva che la narrazione assume lungo il corso di ogni singolo brano. Sembra quasi che Bjork abbia deciso di raccontare la propria storia guardandosi dal di fuori, come se fosse uno spettatore oggettivo della vita musicale di qualcun altro; per questo l'album appare sterile dal punto di vista della trasmissione dei sentimenti e delle sensazioni, e sembrano perdute quelle fantastiche suggestioni di cui questa artista è sempre stata una maestra e una grande interprete. Anche le numerose collaborazioni all'interno dell'album non riscattano le sorti del giudizio che ogni fan sicuramente si sentirà di condividere: tutto perfetto, ma purtroppo anche troppo perfetto. Quei passaggi eseguiti ad arte che ricordano Homogenic, le aperture tipiche di Debut, quei suoni intimi di Vespertine, c'è un po' tutto in questi brani ma nulla che funzioni come dovrebbe. Biophilia è come un meccanismo perfetto che si inceppa nel momento in cui deve trasmettere qualcosa. Fermo sta che Bjork è una grande artista e uno dei geni musicali della nostra storia contemporanea e certamente in live riuscirà a riprodurre questo album in tutt'altra veste e, forse, arrivando finalmente a colpire il centro sensibile dei suoi spettatori.
Per ora, quindi, restiamo ad aspettare pazienti, di vedere dal vivo cosa accadrà e ci auguriamo che la sua vena creativa non si estingua in un ritorno al passato, ma che questa riflessione in retrospettiva la porti in futuro ad un nuovo innovativo e travolgente album.
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08/11/2011 -
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