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Sóley
We Sink
2011
Morr Music
di Fernando Rennis
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E’ una classica serata di inizio novembre, la coda di una di quelle giornate grigie e uggiose in cui anche il tuo umore non è immune all’umidità. Do un’occhiata fuori perché il tempo cupo e autunnale di questo periodo conserva tutto il suo fascino decadente, perché il freddo ha la capacità di cristallizzare il tempo, di rendere tutto più reale, a partire dai brividi. Il mio sguardo passa dalla nebbia che avvolge un paese in lontananza alle luci delle auto che passano sulla statale e da queste ad un album che sbuca fuori dalla catasta di libri accumulati disordinatamente, con cura sulla scrivania. Lo prendo tra le mani e sarà per la copertina ed i suoi colori, sarà per il nome nordico sul cartonato o per il fatto che il mio demone femminista stenta a farsi da parte il più delle volte, estraggo il cd e lo infilo nello stereo. A volte non basta un’intera esistenza per trovare le risposte ai propri perché, altre volte invece i perché scompaiono e basta. Se li porta via una brezza ingenua e spensierata, felliniana nella sua natura onirica e burtoniana nelle sfumature dark che la colorano. We Sink si lascia cullare dalla brezza islandese della voce di Sóley Stefánsdóttir diventando a sua volta brezza che, dopo aver rincorso le tracce di Bjork, Jónsi, Sigur Ros, Kings Of Convenience e ovviamente Seabear, ha ripreso il suo sentiero mantenendo intatta la sua natura e non correndo il rischio di risultare eco di altre voci o suoni.
Il pianoforte è l’elemento centrale, cornice e tela allo stesso tempo, di questo album che è una carezza quasi impercettibile e proprio per questo indelebile. Se Fight Them Soft potrebbe accompagnare i passi di Edward Mani di Forbice che incrociano quelli di Charlie Chaplin sotto una nevicata ad Hyde Park, About Your Funeral ha un ritornello dolce e romantico che viene assorbito da visioni distorte e inquietanti rese ancora più allucinanti dalla coda a mo' di carillon che poi è la linea di fondo di The Sun is Going Down Pt.1, la quale sfocia in un unico flusso che porta fino a The Sun Is Going Down Pt.2. Dopo questa suite che raccoglie tre brani, è la volta della traccia finale, Theater Island che assieme alla meravigliosa e commovente Blue Leaves segna i punti più alti ed emotivi del disco.
L’emozione pura ed istintiva e la poesia mantengono la loro perfezione perché si dissolvono nell’aria ancor prima che le si possa sporcare con la nostra quotidiana razionalità, We Sink è la dimostrazione che spesso smarrire quest’ultima per strada è un dolce azzardo, come rendersi conto che la nebbia in realtà non copre le cose ma le avvolge soltanto.
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11/11/2011 -
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