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Roll The Dice
In Dust
2011
Leaf
di Ida Stamile
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Dopo l'omonimo album di debutto del 2010 di matrice kraut rock, ritorna l'“atipica” elettronica analogica dei Roll The Dice con ”In Dust”. Il duo svedese, Malcom Pardon (produttore di colonne sonore per il cinema e la televisione) e Peder Mannerfelt (noto per aver preso parte al progetto Fever Ray), stravolge infatti il senso canonico di elettronica mediatica e di consumo, destrutturandola attraverso il distacco dai laptop e l'utilizzo di strumentazione analogica. Il moderno dunque viene decodificato con l'ausilio di pezzi strumentali e "synthetizzati" e grazie agli spettri di apparecchiature lontane dai codici binari dell'elettronica odierna. “In Dust” è infatti un tripudio di synth analagoci criptici, destrutturati e spesso reiterati, in grado di evocare ombre e visioni, a tratti angosciose e asfissianti, dal passato. L'album alterna dunque suoni e rumori, alti e bassi, note incalzanti e replicate sin dai primi fragori del brano d'apertura ”Iron Bridge” e dalle vibrazioni introduttive di una campana in ”Calling All Workers”. È poi il pianoforte a incombere tra i tappeti sinteitci, modulando i toni serrati nel vortice di nubi sonore. L'intero disco scorre inseguendo atmosfere compositve lievemente statiche ma organiche e sapientemente calcolate, muovendosi tra battiti acustici (”Idle Hands”), oscillazioni ritmiche (”Malestrom”), esplorazioni spaziali (”Dark Thirty”, “Cause And Effect”), deflagrazioni e risonanze intangibili (”Evolution”, “The Suck”) e boati sonori (”Way Out”). “In Dust” è un insieme di fantasmi e spirali cosmiche che si strutturano su pattern ritmici, brani strumentali ben fatti, rumorismo e sonorità seriali.
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13/11/2011 -
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