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Definire splendido il disco d’esordio di Roberto Dell’Era è abbastanza riduttivo. Forse l’aggettivo più adeguato sarebbe un altro: perfetto.
Già, perché in effetti a Colonna Sonora Originale, pubblicato da MArteLabel lo scorso 7 ottobre, non manca proprio nulla. Tutto è curato, dosato e calibrato nel migliore dei modi, a partire dal sound. Nei quarantatrè minuti circa di durata complessiva regna infatti un equilibrio acustico incredibile. Merito soprattutto della – saggia – decisione di registrare il tutto in analogico. Nonostante molti sottovalutino questo aspetto, va sempre sottolineato quanto l’incisione in presa diretta riesca a valorizzare enormemente l’intensità di un disco. Nel caso di Dell’Era, a giovarne sono state dunque le calde, variegate atmosfere dei singoli episodi. L’LP contiene echi tipicamente anni Settanta, percepibili non solo nel groove generale quanto, per certi versi, nel suono vintage delle batterie. Questo non può quindi fare altro che accentuare – nel senso più positivo del termine – le tendenze volutamente retrò dei pezzi in scaletta. Romanticismo, incisività, psichedelia, poesia e sensibilità: queste sono solo alcune delle connotazioni più tangibili che emergono dopo una manciata di ascolti immediati. La foto di copertina, scattata da Lucy Middleton sul tetto di una palazzina di Birmingham, suggerisce in maniera chiara lo spirito europeo e metropolitano di Colonna Sonora Originale, un lavoro costruito con calma ed accortezza, passo dopo passo, tra l’Italia e l’Inghilterra. Ed è proprio il respiro brit, carico di innumerevoli sferzate elettriche, a renderlo ancor più affascinante. Tanti amici e colleghi dell’artista hanno dato un contributo non indifferente sia in fase di scrittura che di arrangiamento. Preziose, a tal proposito, le penne di Cesare Basile, Diego Mancino e Micky Greaney. Decisive, allo stesso modo, le intuizioni geniali di Lorenzo Corti (in grande spolvero), Tommaso Colliva, Sandro Mussida e di tutti gli altri eccellenti strumentisti che si sono avvicendati nel corso delle recording sessions. Le undici canzoni presenti nella raccolta, la cui genesi è raccontata dall’autore stesso tra le pagine del booklet, risentono di una chiara impronta rock. Un rock pronto a farsi più incalzante in brani sfrontati come Per niente al mondo e Le parole, soft ed avvolgente (nel caso de La meraviglia) o, addirittura, inevitabilmente lisergico. Emblematica, in questo senso, Io e te. Da non trascurare poi la struggente Oceano Pacifico Blue, alla quale fa seguito una deliziosa coda strumentale intitolata Fine Bobina (la Memoria). Si tratta di un’ipnotica reprise registrata sul filo di lana quando la lavorazione del disco era pressoché conclusa. Quando le distorsioni e gli intrecci chitarristici taglienti vengono meno, si fanno largo le pregevoli sfaccettature pop, per nulla banali bensì intrise di grande passione per la canzone d’autore italiana degli anni Sessanta. Ami lei o ami me, singolo che fu lanciato come anteprima alcuni anni fa, conserva molti aspetti di quell’epoca grazie ad un testo limpido e sincero. Un plauso va senza dubbio riservato a Diego Mancino, uno dei migliori parolieri italiani attualmente in circolazione. C’è il suo zampino nella stesura dei versi di una take così graziosa ed orecchiabile.
Colonna Sonora Originale, anticipato dal singolo apripista Il motivo di Sima, può essere tranquillamente considerato come uno dei migliori prodotti discografici italiani del 2011. Perché? Semplice: è fatto con il cuore. Provare per credere.
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