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Nuovo album per l’affascinante e bravissima Shara Worden, in arte My Brightest Diamond, a tre anni di distanza dall’eccellente A Thousand Shark’s Teeth. Ebbene, la folk-singer newyorkese riesce ancora a superarsi, a creare un qualcosa di nuovo, in una forma che mescola sapientemente avanguardia artistica e canzone d’autore, note di pianoforte e violini, melodie minimali e una sezione vocale a tratti operistica.
Il principale filo conduttore del disco è proprio la voce di Shara, sempre più ascetica, carica di suggestioni e sempre più bella. Su All Things Will Unwind viene dato poco spazio sia alle chitarre che alle percussioni, allora Shara mette a disposizione dell’album le sue doti vocali che conferiscono una luce speciale a tutti i nuovi brani, che si fondono con gli altri strumenti musicali creando così un unicum davvero ben fatto e degno di apprezzamento. Il primo brano che ci troviamo ad ascoltare è We Added It Up, una storia d’amore particolare, raccontata con leggerezza e mistero seguita subito dopo da Reaching Through To The Other Side, una delicata slow ballad, un brano acustico che permette alla voce di Shara di spaziare liberamente; su In The Beginning è la dimensione ascetica che prende il sopravvento, il canto di Shara ha un qualcosa di profondamente intimo, un inno di dimensioni cosmiche, un anelito religioso. Escape Routes e Ding Dang segnano invece un ritorno al folk acustico originario di My Brightest Diamond, anche se entrambi i brani si avvalgono di arrangiamenti talmente raffinati e complessi da far pensare anche ad altro; Be Brave e She Does Not Brave The War raccontano in prima e in terza persona delle emozioni uniche che vanno dal coinvolgimento totale alla compassione e che vengono offerte a chi ascolta in una forma solo apparentemente algida, distante; echi di country music sono visibili su There’s A Rat mentre, sul piano esclusivamente musicale, High Low Middle è uno dei brani più ricchi e più versatili dell’intero album, grazie a quel sapiente mix di jazz, rock e musica classica. Il disco si chiude con i sapori lontani, quasi mistici e orientaleggianti di Everything Is In Line, un duetto vocale di pregevole fattura, e con la bellissima I Have Never Loved Someone, una canzone di amore delicata, eterea, quasi intangibile, sembra un inno al Cielo impreziosito dalla voce di Shara che, accompagnata solo da un organo, ringrazia per averle permesso di mettere al mondo suo figlio.
In conclusione un album che va ben oltre i connotati della scena “indie rock” e che, grazie ad un indirizzo di tipo orchestrale, si mette sulla scia già intrapresa dall’avanguardia morbida di Joanna Newsom.
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