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Atari
Can Eating Hot Stars Make Me Sick?
2011
Suonivisioni
di Andrea Belcastro
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Dopo il divertente e, perché no, brillante pop ad 8-bit di Sexy Games For Happy Family gli Atari sembravano esser diventati una delle tantissime meteore del nostro panorama musicale. Forse colpa di certe sonorità ormai passate di moda o forse chissà per quale altro astruso motivo, fatto sta che la band campana è finita nel dimenticatoio per tre lunghi anni (un'eternità di questi tempi).
Il risultato di questo esilio è Can Eating Hot Stars Make Me Sick?. Album giunto su un mercato sempre più saturo, con il forte rischio dell'indifferenza collettiva (indirizzato ormai verso altri lidi sonori) aldilà dell'effettiva qualità di quanto prodotto. Ce li ricordavamo orecchiabili e frizzanti e le prime quattro-cinque canzoni del nuovo album ce li restituiscono tali e quali. Il primo singolo If My Brain Was A Program sembra proprio una outtake di Sexy Games con tutto ciò che comporta: melodia brillante, atmosfere videoludiche ma anche il cattivo retrogusto degli gnocchi riscaldati. Ottimi appena fatti, insulsi dopo il brutale trattamento del forno.
Il problema è che tra qualche spunto molto interessante (in particolare il post-rock-trip-hop di Overlight) e le solite melodie accattivanti - tralasciando un bel po' di difetti sparsi qua e la (vedi le discutibili derive da r&b contemporaneo)- c'è fondamentalmente questa idea che incalza e non vuole andare via, questa idea di qualcosa ormai fuori-tempo-massimo. Gli Atari hanno talento ma non avranno molte altre chances per dire qualcosa di importante: rimasti bloccati in un limbo spazio-tempo-musicale, sta a loro decidere se diventare qualcuno. Se lasciare qualcosa.
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24/11/2011 -
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