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M83
Hurry Up, We’re Dreaming
2011
Naive/Self
di Maria Francesca Palermo
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Anthony Gonzales ha più o meno trent’anni, cinque album alle spalle e una serie sconfinata di collaborazioni che valgono una logica in più alla rielaborazione elettronica degli ultimi dieci anni. Dentro la galassia M83 ci sta tutto il nuovo gioco a spirale del pop, l’atmosfera chitarristica dello shoegaze più obliterato e l’incurvatura analogica di un firmamento che recupera i toni solenni del passato attraverso giri di elettrofoni orchestranti. Ora tutto sembra più compatto e potente. Hurry Up, We’re Dreaming mette in luce l’evoluzione del suono mediando codici e strutture ben più avveniristiche del precedente Saturdays = Youth (2008). Il lato più zuccherino è retrocesso e lascia spazio ad un manto d’argento costruito principalmente con l’aura fosforescente della notte, incasellato dentro arrangiamenti sontuosi che calcano il percorso di un doppio album senza mancare di stile, ma soprattutto senza mai sfiorare l’autocelebrazione nuda e cruda dei soliti concept raddoppiati salvo poi per i contenuti.
Il rischio è stato grosso, ventidue tracce sono tante ma se riescono a scorrere fluide e veloci è tutta un’altra storia. L’ulteriore pericolo che Gonzales riesce a trasformare in lustro arriva dagli ospiti: più o meno cinquanta musicisti chiamati ad arricchire il sound magistrale del lavoro, tra cui spicca su tutti la magnifica voce di Zola Jesus (Intro), l’armonia delle chitarre di Brad Laner dei Medicine, i saliscendi del bassista di Beck, Justin Meldal-Johnsen, e dulcis in fundo, anche, i pazzoidi tribalismi dei Ponytail (Year One, One Ufo). Roba di diverso genere e sorte, masticata talmente bene da strutturare le migliori intenzioni musicali e tematiche. L’archetipo del sogno trova spazio tra estasi e malinconia (Midnight City, Where the Boats Go), montagne di laptop dal sapore teatrale addolcite dal flebile eco di fiati e percussioni (Wait, Raconte-Moi Histoire, The Bright Flesh). Variazione in chiave moderna di canzoni efficaci e mature che suonano melodiche e classicamente ‘poppish’ nella capacità di recuperare la priorità della voce in musica (Reunion, Claudia Lewis, Steve McQueen).
Hurry Up, We’re Dreaming ha tutta l’aria di essere l’album maturo degli M83. Questa volta i ragazzi francesi hanno davvero deciso di celebrare il proprio percorso alla grande, con un tono magniloquente che amplia notevolmente il significato del pop misurandosi con una grossa mole di idee e di artisti che in mano loro risultano più che compatti. Indipendentemente dal cestino della vostra merenda non ci vuole tanto a riconoscere questo epico suono interstellare come qualcosa da passare ai posteri perché, in fondo, da certe commistioni non si torna più indietro.
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09/01/2012 -
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