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Per chi ha poca confidenza col genere, la dichiarazione di Giovanni Falzone, trombettista, compositore e leader del quintetto, è senza dubbio rassicurante: “La prima volta che ascoltai Ornette Coleman, l’album "Free Jazz", non rimasi particolarmente colpito (…) non toccò le mie corde immediatamente ma mi incuriosì molto. Compresi di aver sbagliato qualcosa nell’approcciare quel musicista, così iniziai a procurarmi tutti i dischi precedenti Free Jazz: scoprii un mondo meraviglioso, fatto di un lirismo visionario…” Si ha perfino l’impressione di poter finalmente tirare un sospiro di sollievo. Sì, perché spesso ci sentiamo un po’ come ‘colpevolmente ottusi’ nei confronti degli amanti del free. Ma del resto anche Davis inizialmente considerò Coleman uno ‘svitato’, ricredendosi e ritrattando solo più avanti. ”Around Ornette” del Giovanni Falzone Quintet è il nuovo progetto del trombettista siciliano dedicato al grande sassofonista e compositore Ornette Coleman, uno dei fondatori negli anni Sessanta del movimento ‘free jazz’. Il quintetto si compone di una sezione ritmica essenziale ed esperta – Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria – e dei fiati di Giovanni Falzone (tromba) Francesco Bearzatti (sax tenore e clarinetto) e Beppe Caruso (trombone). Privo di strumenti armonici il quintetto, decisamente esplosivo ma dal sound meno aspro e spigoloso rispetto a quello di Coleman, riesce comunque a gestire le trame sonore con brillanti armonizzazioni grazie anche al drumming coinvolgente di De Rossi. La ‘suite’ si compone di otto movimenti: quattro brani di Coleman alternati a quattro composizioni originali di Falzone. Del grande sassofonista vengono riletti: “Blues Connotation”, “Lonely Woman”, “Free” e ”Congeniality”, tutti di poco precedenti l’album “Free Jazz” (1961); seguono a questi gli originali di Falzone: “Fuga Mentale, Ornette”, “King Of The Free” e la spiritosa “Bourbon Street”. L’orizzonte musicale esplorato è vastissimo: si spazia dal blues, al jazz di New Orleans, al funky, fino a raggiungere le rarefazioni della classica contemporanea. Eccezionale la rilettura di “Blues Connotation” che apre il disco con un intro dal groove ipnotico, carattere che permea tutto l’album. Fin dal primo ascolto si intuisce che il quintetto punta in maniera radicale sul forte senso del blues e della tradizione presenti nei quattro brani di Coleman, basti pensare agli arrangiamenti dei fiati in “Lonely Woman”, carichi di suggestione, che richiamano i “funerals with music”, le marce funebri di New Orleans agli albori del jazz. Non mancano tuttavia le parti libere e destrutturate presenti in Ornette, oppure qua e là tra i riff di “Congeniality”, ma in esse resta sempre presente il richiamo alla melodia di partenza. Massimo il rispetto per la scrittura dei brani di Coleman, sapientemente rivisitati ma mai stravolti. In chiusura la visionaria e ‘circense’ “Bourbon Street”, spiritosa e ricca di citazioni e colpi di scena.
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