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Nel novembre di vent’anni fa usciva Achtung Baby: titolo d’impact, figlio di inevitabili metamorfosi dopo il non riuscito Rattle And Hum, creatura musicale incorporante sound europeizzanti nonché totalmente inediti. E il 1991: progresso ineluttabile verso un ‘new deal’ post-sovietico e quella Germania unita nella quale gli U2 si fiondano per riscoprire/si, palesando un bell’addio a sbandate d’oltre oceano. Achtung!: l’engagement politico-sociale di Bono fa un passo indietro palesando una ‘glasnost’ più propriamente intima, appassionata, quasi autobiografica. E come non farla rivivere nel pieno della maturità? Achtung Baby (deluxe) festeggia il proprio compleanno aprendosi a remasters con tanto di CD bonus, alcuni remixes nonché vari B-sides. Il quartetto dublinese ha pensato giustamente di non deludere chi è amante delle cose in grande allestendo il formato Uber Deluxe (6 cd, 4 dvd, stampe, libro, vinili e addirittura occhiali di Vox), ma noi ci accontentiamo dell’essenziale...
Sentenziare con tecniche analitiche brani-bibbia quali One (nella sua concezione originale, prego), Mysterious Way, Zoo Station (con tanto di riferimento a quel megagalattico Zoo Tv Tour che impressionò i più scettici tra i scettici), Who’s Gonna Ride Your Horses, The Fly o Acrobat (acrobaticamente cucita addosso alla ‘pelle’ del caro Bono) non avrebbe minima logica. Non mica per la paura, qualsivoglia intenderla: le interpretazioni della Bibbia abbondano, la sua essenza in quanto tale rimane intatta. E’ come la Storia: cambiarla non puoi, giudicarla positivamente o senza indugi sì, apprezzando però per forza di cose la maestà della sua unicità. Qui, vuoi o non vuoi, tutto è storia di un rock melodicamente pulito, graffiante, straziante, e brani quali Ultra Violet (Light My Way) e Love Is Blindness ne sono ulteriori figli prodighi nutriti di ars (romantica) all’ennesima potenza. L’impeccabilità di uno dei pochi popolar-lavori divulganti sound stilisticamente impegnativi pecca ahimè in alcune sue b-sides. Queste primeggiano in One che se ne concede persino tre: dalla passiva Lady With The Spinning Head alla macabro-psichedelico-elettro Night And Day (Steel String Remix) fino alla struggente e strappalacrime cover loureediana di Satellite Of Love, in assoluto la meglio riuscita (a farti commuovere). Di cover parlando pare impossibile non imbarazzarsi di fronte a Paint It Black e Fortunate Son nonché tuffarsi nell’apatia totale di suoni metabolizzati da decenni in Blow Your House Down, Where Did It All Go Wrong? e Even Better Than The Real Think (Fish Out Remix from U2360). Quest’ultima si salva con la rispettiva b-side Salome: reminiscenze blues, giri di basso non scontanti, tonalità rauco-ciniche. Ma sono le sperimentazioni di Fly a fare centro: The Lounge Fly Mix si nutre di venature funky-elettro-sincopate con tanto di picchettature rockeggianti mentre Alex Descends Into Hell For A Bottle Of Milk/Korova tra cori, synth e variegature elettriche trasforma l’idoneità della parte in una compositio distintamente valevole.
Il figlio di un ‘avvertimento’ necessario si aggiudica sì il 62º posto tra i 500 migliori album di tutti i tempi per il Rolling Stone Magazine, ma soprattutto il podio nella gara di trasplantatazione di pure sensazioni sensibili in vaste concatenazioni di sapori musicali straordinariamente singolari in una virtù: l’immortalità.
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