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Penguin Cafe Orchestra
Penguin Cafe: A Matter Of Life...
2011
Penguin Cafe
di Chiara Felice
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Simon Jeffes racconta di una notte travagliata, l'avvelenamento da pesce avariato gli aveva procurato una serie infinita di incubi. La notte sarebbe passata lasciando dietro di sé i soliti strascichi da post-avvelenamento ed un nome: Penguin Cafe. In uno degli incubi appena passati Jeffes si trovava davanti ad una società che sembrava uscita da 1984 di Orwell; il sistema teneva sotto scacco l'intera popolazione. Appena fuori da questa “campana di vetro” però si ergeva una sorta di isola felice: il “Penguin Cafe”, venuto fuori proprio dalla penna di Jeffes che – sempre nel sogno - per ribellarsi al regime imposto, scriveva poesie dipingendo mondi armoniosi. “Io sono il proprietario del Penguin Cafe e vi dirò parole a caso...”, così recitava una delle sue poesie, che Simon avrebbe ricordato anche una volta uscito dagli oscuri tormenti di quell'incredibile notte.
La Penguin Cafe Orchestra sembra venire fuori, più che da un incubo, da una vera e propria magia, e troverà in Brian Eno – produttore del loro primo lavoro del 1976 – un grande sostenitore. Jeffes è un musicista di estrazione classica intenzionato ad andare oltre i soliti stilemi della tradizione e proprio questa vivacità intellettuale e la continua voglia di cercare nuovi incastri musicali faranno della Penguin Cafe Orchestra un ensemble in grado di abbracciare l'etnico piuttosto che l'avanguardia. Si tratta di vero e proprio artigianato sonoro in cui le scelte timbriche si rivelano fondamentali per poter dipingere paesaggi sempre diversi. Quella della Penguin Cafe Orchestra è una pagina di musica rimasta sempre ai margini della storia, un racconto da appendice, caduta quasi nel dimenticatoio, soprattutto dopo la morte di Simon Jeffes nel 1997. Proprio come nelle migliori storie artigiane, il testimone passa di padre in figlio per far sì che la tradizione continui ad essere tramandata; ecco allora che a 14 anni di distanza dalla silenziosa dipartita di Simon, il figlio Arthur decide di riaprire i battenti del Penguin Café, già, perché la Penguin Cafe non è soltanto un semplice ensemble di musica classic-folk da camera, è un luogo dello spirito, un'attitudine alla vita. L'impronta data da Arthur a questo nuovo disco di inediti - A Matter Of Life... - è meno audace rispetto alle strade percorse dal padre, ma non viene meno il gusto per l'esotico che da sempre ha caratterizzato le composizioni della Penguin Cafe Orchestra e che in questo disco raggiunge il suo punto più alto in Pale Peach Jukebox, tripudio di strumenti a corde e ad arco. Le trame principali vengono comunque lasciate al pianoforte minimale di Arthur Jeffes che tratteggia paesaggi all'apparenza freddi e distaccati (Finland), ma che non tarderanno a diventare sempre più caldi e familiari (That, Not That), fino a diventare parte imprescindibile del nostro viaggio (“Landau”). Poi c'è una foto sbiadita, nascosta in qualche angolo del “Cafe”, illuminata soltanto dalle ultime luci del giorno; un ricordo tanto chiaro quanto inafferrabile, vera e propria ricerca del ‘tempo perduto’ (Harry Piers). Harry Piers si può ricollegare anche alla copertina del disco che, riprendendo una parte di copertina di Signs Of Life del 1987 – il frammento in cui il bambino abbraccia il pinguino - sembra volerne sancire la chiusura del cerchio.
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05/07/2011 -
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