|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Steven Wilson
Grace For Drowning
2011
Kscope
di Chiara Felice
|
|
Quando si posiziona un nuovo vinile di Steven Wilson sul piatto – sia esso un solo work o uno dei suoi tanti progetti paralleli – non siamo mai in grado di stabilire in anticipo dove il leader dei Porcupine Tree ci traghetterà. Le sorprese sono sempre dietro l'angolo e ogni nostra aspettativa verrà smentita dai cambi di rotta di Wilson.
Il suo precedente (e primo) lavoro solista spaziava tra atmosfere rarefatte e forti influssi new-wave. Tre anni - e un lavoro di remastering della discografia dei King Crimson – dopo, arriva Grace For Drowning, biglietto di sola andata verso una terra che continua a mantenersi incontaminata, nella quale il “Re Cremisi” è solo una delle figure più influenti e rappresentative; al di là delle complesse tessiture e delle imponenti architetture sviluppate dalla mente del sovrano Fripp, si erge un sottosuolo ricco di sonorità eterogenee e dalla cui unione potrebbe derivarne una miscela esplosiva. L'eco di Canterbury sembra risuonare fino alle verdi sponde di Grantchester in questo Grace For Drowning e l'abilità di Wilson sta proprio nel captare queste eco, destrutturarle e poi rilanciarle nuovamente donando loro nuova vita. L'aver lavorato al remastering di parte della discografia dei King Crimson, non può non aver lasciato segni nell'approccio compositivo di Wilson, infatti questo influsso crimsoniano lo ritroviamo nella complessità strutturale presente in molti brani dell'album. Deform To Form A Star - che vede il gradito ritorno del piano di Jordan Rudess - oltre ad assere uno dei brani preferiti dal leader dei Porcupine Tree è anche uno dei pezzi meglio riusciti dell'intero disco, vero e proprio fiume di sonorità che attraversa buona parte del progressive dei Settanta, ma che non manca di una personalità propria ed unica, data da quella grande virtù wilsoniana: la capacità di creare climax estremamente coinvolgenti (leggasi Lazarus o She's Moved On su tutti). Grace For Drowning è il frutto del genio creativo di Steven Wilson, ma nel disco non mancano apporti fondamentali, come quello del “Cremisi” Pat Mastellotto nelle percussioni di Index e No Part Of Me e dell'altro musicista della corte di Fripp, Tony Levin, che ritroviamo in Like Dust I Have Cleared From My Eye. I fiati di Theo Travis contribuiscono a donare quell'incanto fiabesco con inserti che spaziano dal progressive al jazz (Raider II). Steve Hackett è la guest star inattesa, autore delle elucubrazioni chitarristiche - che a tratti duellano con il clarinetto di Travis - in Remainder The Black Dog.
A questo secondo lavoro solista di Wilson sembra non mancare niente, va anzi aggiunto un punto di merito alla capacità di Steven di riuscire sempre di più nell'ardua impresa di distaccamento da quella fase dei Porcupine Tree in cui l'omaggio a gruppi che hanno fatto la storia del rock (vedi, tanto per citare i più citati, i Pink Floyd) rischiava, in molti passaggi, di sfociare in un palese “copia-incolla”. C'è ancora tanta strada da fare e con l'imprevedibilità di Wilson ormai abbiamo imparato a familiarizzare, ma Grace For Drowning si colloca in una delle posizioni più importanti di tutta l'attività dell'iper-produttivo Steven.
|
|
15/10/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|