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The Head And The Heart
The Head And The Heart
2011
Sub Pop / Heavenly Records
di Chiara Felice
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La scena musicale di Seattle ha subito nell'ultimo periodo una notevole inversione di tendenza. La rabbia e le distorsioni emotive di band come Nirvana e Pearl Jam, hanno ceduto il passo alle atmosfere disimpegnate e soffuse di gruppi come Band Of Horses, Fleet Foxes, piuttosto che gli emergenti The Head And The Heart; la scena grunge - che rese famosa la cittadina del nord-ovest degli States – è stata eclissata da quel variegato universo musicale denominato indie-folk (o new-folk) e qui ci sarebbe da aprire una lunghissima – ma altrettanto interessante – parentesi su questa definizione: su cosa sia new-folk e cosa non lo sia. La storia dei The Head And The Heart ha il fascino di molti inizi: il nucleo centrale del gruppo, i due chitarristi Josiah Johnson e Jonathan Russell si incontrano e si conoscono durante le “open mic nights” al Conor Byrne Pub nel quartiere Ballard di Seattle; ai due parolieri si aggiungono presto il tastierista Kenny Hensley, il batterista Tyler Williams, la violinista Rose Thielen e il bassista Chris Zasche, barista al Conor Byrne. I primi mesi di vita della band sono tanto carichi di entusiasmo e ispirazione quanto faticosi. Ma tutta quella fatica sarebbe stata ben presto ricompensata, il disco auto-prodotto avrebbe venduto diverse migliaia di copie grazie al solo passaparola e questo silenzioso successo avrebbe attirato le attenzioni dell'importante casa discografica Sub-Pop. Nel 2011 l'omonimo disco di esordio “The Head And The Heart” è stato rimasterizzato dalla casa discografica e agli otto brani dell'originale si sarebbe aggiunta “Rivers And Roads”, richiestissima durante gli entusiasmanti live della band. Non si può dire che questo primo lavoro della band non sia coinvolgente: armonie vocali, schitarrate acustiche, ostinati accordi di piano, ritmiche incalzanti e incursioni violinistiche che tentano timidamente di lanciare l'unico ponte di connessione con il buon vecchio folk di derivazione anglosassone. Voci rassicuranti, che non sanno e non vogliono graffiare l'animo; il massimo che si può trovare è un velo di nostalgia (“Winter Song”). Dall'inizio alla fine dell'album siamo avvolti da questo caleidoscopio di colori, dalle atmosfere leggere create dal piano (“Ghosts”, “Coeur D'Alene”) e dalle rassicurazioni delle linee di violino tratteggiate da Rose (“Down In The Valley”, “Sounds Like Alleluja”, “Heaven Go Easy For Me”). Tutto assolutamente orecchiabile e ben costruito dal punto di vista delle composizioni musicali, con tanto di radio-hit (“Lost In My Mind”). Non c'è niente di nuovo in “The Heart And The Head”, c'è piuttosto la riproposizione di stilemi appartenenti al cosiddetto indie-folk - armonie vocali ricche di pathos, crescendo musicali - ormai ben collaudati sia nella costa nord-ovest degli Stati Uniti che oltre. Nel caso specifico, credo si possa essere tutti abbastanza concordi nel parlare di ‘roots music without the roots’; con questo non si vuole sminuire un lavoro che risulta comunque vincente sotto molti punti di vista.
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15/11/2011 -
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