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“I hope you don't take it personally, that I disappear like that”. Così canta Jeff Martin all'inizio di You Were A Dick. Sembra come riferirsi alla foto di una vecchia conoscenza, ma quelle stesse parole servono anche ad estendere un ramoscello ai suoi fan.
Sono passati sei anni dall'uscita di The Lone Gunma, un album strumentale, cinematografico, fuori dagli schemi rispetto al classico lavoro degli Idaho. Mentre è trascorso un intero decennio da Levitate, l'ultimo album ‘slowcore’, che li ha caratterizzati, aiutandoli ad essere definiti simili a gruppi come Red House Painters e Low. Tra status musicali arrangiati e gli ultimi anni piuttosto tranquilli, non sarebbe stata una sorpresa, trovare Martin in una fase sperimentale, ormai senza scopo. Invece, questo ritorno affascinante suona come il lavoro di un ragazzo che sa esattamente quali sono i suoi punti di forza. Jeff Martin e John Berry erano al liceo quando hanno formato gli Idaho nel 1992, seguito presto dal loro album di debutto, l'oscuro e funesto Year After Year. Nel corso dei decenni successivi hanno cominciato a rilasciare i propri dischi, fissati intorno alla figura stabile di Martin, che ha capito quale direzione prendere. Mentre la cadenza rilassata e la strumentazione emotivamente minimalista di You Were A Dick sono in stile vintage, l'angoscia di Martin si è ammorbidita in una malinconia pensosa dal tocco ironico. La sua voce irradia un calore accogliente, con una rudezza appena accennata. Non più teso verso le note alte, canta nella grana della sua voce naturale, che si adatta perfettamente alle dolci recriminazioni e consolazioni dei suoi testi. La musica si avvicina dettagliata e poco invadente. La maggior parte dei brani sono strutturati intorno ad elastiche ragnatele dallo scampanio pulito e sincronizzato e da chitarre scolpite dai pedali, semplici fraseggi di pianoforte, leggermente vestiti da tastiere elettroniche. Martin riesce a disegnare molti aspetti diversi di questi elementi comuni, dall'eleganza trasandata di Reminder al morbido bagliore pastorale di Structure. La traccia che dà il nome all'album, You Were A Dick, appunto, invia un brusio scintillante che scorre attraverso una delle parti di chitarra, impregnando la sua regolarità con qualcosa di un po' nervoso e selvaggio. Martin è noto per l'uso di chitarre tenore personalizzate, in questo contesto, quelle quattro corde risuonano come un'orchestra in miniatura. Il carattere unico ed irripetibile di ogni nota, come le differenze tra accordi simili risplendono in alta definizione. Questi ricambi poco allentati mantengono l'atmosfera rilassante lontana dal diventare monotona, ugualmente fanno i periodici risvegli come la veloce e strumentale (sporco) Impaler e l'esplosivo pop-punk di The Space Between. Someone To Relate To, un folk mistico alla Neil Young, frutto della coerenza dallo stile comprovato di Martin può convivere tranquillamente accanto ad un inno irsuto come Up The Hill.
Ancora una volta, il frontman-leader degli Idaho conosce bene ciò in cui è bravo. Ma cosa più importante, a giudicare da questo familiare e fresco ritorno alle scene, ci crede ancora profondamente.
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