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Mark Lanegan Band
Blues Funeral
2012
4AD
di Giuseppe Celano
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Domenica mattina, i sensi sono ancora intorpiditi dal sonno e la neve immobile su Roma precipita le temperature sotto lo zero. Ci vuole qualcosa di forte per riscaldare questa mattinata, è il caso di mettere il nuovo disco di Mark Lanegan.
Mark e la sua ugola sono sempre soddisfazioni (almeno dal punto di vista del canto), è meglio dirlo subito, quando un’artista arriva al settimo album con questa forma si può solo pensare che la legge del vino e del tempo sia ancora valida. In questo disco ci sono delle novità: aldilà dell’ansiogena opener The Gravedigger’s Song, la cui batteria è responsabile di vari orgasmi espansi per tutto il corpo, possiamo notare che synth e di elettronica occupano è un posto di rilievo (Harborview Hospital-Quiver Syndrome). Il canto di Mark, duttile, diventa ancora più cupo e perfetto come colonna sonora per questo funerale del blues. Il dolore emerge con tutta la sua lentezza, si prende tempo per attraversare le corde vocali che lo risputano in un album crudo, crepuscolare (Bleeding Muddy Water). Sì è vero, sono lontani i tempi di Bubblegum e i segnali di un cambiamento sono, anzi erano, fin troppo visibili ormai da anni, ma sinceramente quale artista degno di rispetto si potrebbe impantanare all’infinito in una formula vincente facilmente tacciabile di manierismo? Lenegan non ama sedersi, certo ci sono alcuni scivoloni volutamente catchy come Riot In My House con melodia prevedibile e rifferama bluesy molto riconoscibile o l’imbarazzante ballata sintetica Ode To Sad Dance che faranno storcere il naso a puristi e fan del primo periodo. Ma in alcuni passaggi Deep Black Vanishing Train e Leviathan i denti si stringono, la paura ritorna e il sistema nervoso riconosce un “nemico” da studiare e osservare con rispetto.
In soldoni il nuovo disco mira a mietere vittime, aggiungendo nuovi elementi che in parte sembrerebbero denaturare il vecchio leone dalla tonalità subwooferiana. Tirando le somme, Blues Funeral ha un risultato disomogeneo perché va da sonorità blues ai dEUS passando per gli U2 (orrore!) senza disdegnare atmosfere decisamente troppo fuori luogo. Un ascolto approfondito vi aiuterà a capire o a ignorare il nuovo percorso di uno degli uomini più schivi ma dotati di un talento vocale impareggiabile. A voi la scelta.
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08/02/2012 -
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