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Goldfrapp
The Singles
2012
Mute
di Nicholas Matteucci
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Come per tutte le raccolte, ci sono dei pro e dei contro. I pro sono dati dalla possibilità per i neofiti di incuriosirsi alla produzione completa di un artista o un gruppo prendendo in esame quello che viene etichettato come “il meglio” oppure una raccolta di singoli, mossa ancora più furba, ma che lascia meno spazio all’immaginazione, con i pezzi sicuramente più orecchiabili e più papabili per fare breccia tra i nuovi possibili fan. I contro sono invece da individuare nella rinuncia al far uscire qualcosa di completamente nuovo, andando ad offrire una minestra riscaldata, sebbene in molti casi, come anche in questo, ci siano due inediti che danno un assaggio di quello che probabilmente sarà il nuovo corso dei Goldfrapp, che fortunatamente torna a profumare vagamente di vecchio (in senso buono) dopo la brutta parentesi di Head First.
Tra le perle del periodo più puramente trip-hop, tra le quali primeggia la magnifica Lovely Head che è sempre un piacere ascoltare, le hit che coincisero con la svolta più commerciale come Strict Machine e soprattutto i singoli del periodo di Supernature, come l’apripista della raccolta Oh La La, chiudono le due novità: Yellow Halo e Melancholy Sky. La prima ha ancora un retrogusto synth-pop, meno anni 80 però, che segna l’inizio di una presa di distanza dalle ultime produzioni per ritornare nelle più usuali sonorità dream-pop. Melancholy Sky è ancora meglio, non un vero e proprio ritorno al “Bristol sound” però ci si può accontentare, come se degli alieni suonassero una ballad anni 60, suoni futuristici e sintetizzati che si fondono con una cadenza soft psichedelica, accompagnata dalla soffice voce di Alison. Nella versione “deluxe” il piatto è reso un po’ più ricco anche da un paio di bonus-track, si tratta di pezzi editi ma remixati, Utopia (Plaid Remix) ed Alive (Cereal Spiller Remix), presi a mo’ di “testacoda” il primo dall’album di esordio, che deturpa e decontestualizza la versione originale, il secondo invece dall’ultimo lavoro, che perde gli accenni rock in favore di un sound decisamente più dance.
Le premesse per un ritorno in grande stile sono state imbastite, ora dopo questo antipasto non ci resta che attendere la portata principale, sperando che Will Gregory decida di ritornare ai fasti di Felt Mountain o quantomeno di Seventh Tree.
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11/02/2012 -
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