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La riconferma del secondo album è sempre un'incognita, per non parlare del terzo. I Johnny Foreigner, invece, non hanno alcuna paura di fallire e con “Johnny Foreigner vs. Everything” creano un disco coraggioso, energico e particolare. Stessi temi, nuova verve. Evidenti, infatti, i miglioramenti non solo nella composizione della musica e nella scrittura dei testi, ma anche nella produzione, più pulita rispetto a quelle passate, con arrangiamenti sempre più curati ed elaborati. Il disco inizia con “If I'm The Most Famous Boy You've Fucked, Then Honey, Yr In Trouble”, una delle ultime canzoni registrate, che però viene scelta come intro, con assordanti voci che urlano nomi di città; poi c'è “With Who, Who And What I've Got”, che secondo il trio doveva essere una canzone rock seriamente inteso. Se cercate un sottofondo per un litigio tra amici, “200x” fa al caso vostro; da ricordare l'outro di “Hulk Hoegaarden, Gin Kinsella, David Duvodkany, Etc”, un totale marasma in cui puntare il dito contro i nuovi talenti che si sentono rockstar solo per essere saliti su un palco; emoziona il dolcissimo piano di “Johnny Foreigner vs. You”, con un delicato intreccio in chiusura. Dopo “Concret1”, intermezzo parlato, spazio a “Electricity vs. The Dead”, un brano scritto 50 anni nel futuro, immaginando una Birmingham rasa al suolo dopo un disastro apocalittico: il titolo indica proprio la bizzarra scelta, tornando a casa, tra utilizzare l'elettricità oppure rimuovere i cadaveri lungo il tragitto. A parte qualche scossone,“Jess, You Got Yr Song, So Leave” è molto lenta, impreziosita dalla voce della bassista Kelly Southern; soprende “Supermorning”, probabilmente il pezzo con più qualità in tutto il disco. Sembra incomprensibile l'inizio di “What Drummers Get”, che si svela per essere “il momento in cui ti accorgi che lei è fidanzata da tempo e non te ne aveva mai parlato”; è la pioggia che cade sul tetto dello studio di registrazione ad accompagnare “New Street, You Can Take It”, malinconica e a tratti addirittura struggente. Il secondo intermezzo parlato non poteva che chiamarsi “Concret2”; da alcune prove per pezzi acustici a velocità differenti nasce “(Don't) Show Us Your Fangs”, storia di un amore impossibile tra un ragazzo e un'affascinante barista in un pub; il trio si scatena in “You vs. Everything”, dove compare anche un insolito trombone; i due amanti in ”Doesn't Believe In Angels”, brano pieno di sentimento, che chiude il cerchio aperto da “New Street, You Can Take It”, si sentono come due gemelli che cercano invano differenziazione e indipendenza reciproca, senza riuscirci. Il lunghissimo intro di “The Swell/Like Neverwhere” ricorda “Tiny Voices” dei Boxcar Racer, poi il pezzo prosegue con un punk-rock che farà esaltare i nostalgici; scorrono i titoli di coda con la profonda“Alternate Timelines Piling Up”, dove un metronomo scandisce le opportunità, i rimpianti per le scelte mancate, i rimorsi per quelle sbagliate, le vite degli altri. Da brividi. Canzoni su amici e nemici, su aspetti del quotidiano che fanno bene e che fanno male, sempre come se anche l'ascoltatore ne facesse parte, come se i Johnny Foreigner fossero tre vecchi amici che hanno formato una band: questo terzo disco è una cartolina dal cuore. Con affetto, Alexei, Kelly e Junior.
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