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Si direbbe che il tempo, per lui, non è passato e non passa mai. Da quel lontano 1962 quando prese il posto di Pete Best, è sempre stato il Beatle nell’ombra, il timido capellone pieno di anelli, il comprimario un po’ goffo e poco attraente. Batterista non particolarmente dotato tecnicamente in quanto autodidatta, ma preciso, e con una ritmica indiscutibile. Era ed è l’unico batterista che poteva suonare con i Beatles.
Esce quasi in contemporanea con il nuovo disco del suo più celebrato compagno Paul ed è il suo 17° album in studio. Il titolo richiama al suo più grande successo da solista, Ringo del 1973. Nove canzoni scritte e arrangiate con l’aiuto di alcuni amici come Dave Stewart e Joe Walsh, tra le quali figurano alcune cover come Wings (Ringo The IV, 1977), Step Lightly (Ringo, 1973), Think It Over (Buddy Holly), e Rock Island Line (Lonnie Donegan). Da segnalare la prima traccia, Anthem, un inno alla pace, e la simpatica e nostalgica In Liverpool, terza puntata della raccolta delle sue memorie cantate che racconta dei tempi del Cavern ed è il brano che giustifica e compensa, secondo me, l’acquisto del cd. Questo personaggio così surreale, forse vivente ancora in un’altra epoca, che non ha smesso di divertirsi a suonare con gli amici cedendo anche il fronte del palco a colleghi illustri come nel tour Ringo Starr And His All Starr Band per continuare a stare dietro alla sua batteria, e scuotere la testa mentre canta sorridendo e con gli occhietti strizzati.
Sì, potremmo dire che di questo disco si poteva anche fare a meno, che forse è meglio che Ringo si limiti ad andare in tour e rispolverare quell’atmosfera da Fab Four, a divertire la gente e a farla emozionare riascoltando vecchi successi o anche qualcosa di nuovo che però ha un cordone ombelicale con quel passato in quanto a stile, ritmica, sonorità in generale. Come fare a non ripensare a Octopus’s Garden o a Don’t Pass Me By sentendolo cantare oggi? I Beatles o li ami o li odi. Puoi anche non apprezzare completamente questo disco (o quelli di Paul) ma devi averlo se sei un fan. Perché Ringo è Ringo. Ringo è i Beatles, almeno tanto quanto Paul, anche se i suoni oramai si sono dissolti nella nebbia e tutto quel che resta è il ricordo e la nostalgia.
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