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Gianluca De Rubertis
Autoritratti Con Oggetti
2012
Niegazowana / Venus
di Stefano Torrese
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La manìa del diventare cantautore colpisce tutti prima o poi. Anche Gianluca De Rubertis mette da parte i toni ipnotici del suo precedente gruppo, Il Genio, per intraprendere una solitaria carriera da solista. La scena italiana degli ultimi anni manca completamente della vena ribelle e distruttiva degli anni '80. Si sente l'esigenza di riscoprire la storia più che di riscriverla. Sono innumerevoli gli omaggi dei giovani autori ai grandi maestri del passato; Bruno Martino e Umberto Bindi sembrano vivere la loro definitiva consacrazione. Artisti di estrazione diversa come Manuel Agnelli e Alex Britti sentono l'esigenza di far interpretare le loro canzoni ad un'icona come Mina. Autori poco considerati nei loro anni, come Ciampi e Tenco, vengono oggi osannati come grandi innovatori. Nell'ottica del revival, Gianluca De Rubertis imbraccia il pianoforte e scrive i 13 brani che compongono il suo "Autoritratti con Oggetti" lasciandosi accompagnare da un manipolo di amici/colleghi come Gianluca Gambini (già batteriologo di Dente), Roberto Dell’Era e Rodrigo D’Erasmo (Afterhours) e Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35 et cetera), solo per citarne alcuni. L'album è anticipato dal singolo "Mariangela", accompagnato da un videoclip dove De Rubertis è ritratto con toni da cantante dandy di un qualche bar old-style. Colpisce il modo in cui queste 13 canzoni hanno riferimenti chiari ma brillano di luce propria; brani come "Rimanere Male" e "Lilì" riprendono il Bruno Lauzi meno conosciuto. "Signorina" è un chiaro rifacimento di Paolo Conte. E' molto presente, e a volte troppo ingombrante, l'influenza di Piero Ciampi soprattutto in episodi come "Hotel da fine", "Singolare donna" e "Mazurka". La voce suadente di "Io Addio" è da chansonnier francese imparentato in qualche modo con il Nick Cave più innamorato. Il fare distaccato di "Amore Colbacco" e "La prima vera parola" sembra uscito direttamente dalle corde stanche del pianoforte di Vinicio Capossela. "La città" e "Parlorama" sono ballate tristi cantate/recitate alla Flavio Giurato. "Autoritratti con Oggetti" è un album dagli arrangiamenti semplici e funzionali. Un post-cantautorato che rende omaggio alle ballate pop degli anni '70 senza rinunciare a tocchi più smaliziati che uniscono melodie nostrane apparentemente banali, come in "Il valzer della sera", ad atmosfere new-wave degne di un film di David Lynch.
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30/03/2012 -
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