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Un signor album, non c’è che dire. Capiterà a molti di fare un’osservazione di questo tipo dopo aver contemplato con calma ed attenzione la nuova fatica discografica dei Guano Padano, formidabile trio musicale composto da Alessandro “Asso” Stefana, Zeno De Rossi e Danilo Gallo. “2”, pubblicato dalla Tremoloa Records lo scorso 13 marzo, giunge a circa tre anni di distanza dall’eponimo disco d’esordio. Con questa nuova produzione la band riconferma tutto l’estro, la classe che da sempre contraddistingue il suo marchio di fabbrica. E lo fa grazie ad una dozzina di composizioni prettamente strumentali, eccezion fatta per il brano “Prairie Fire”, dove trova spazio la voce unica di Mike Patton, grande ammiratore – nonché sostenitore – del progetto. Con “2” i Guano Padano dimostrano ancora una volta di possedere non solo un gusto sonoro pregevole, ma anche una versatilità incredibile. E poi hanno tante idee che sanno sviluppare a dovere, in maniera a dir poco esemplare. La caratteristica principale dell’album è infatti quella di saper includere episodi unici e singolari, spesso diversissimi tra loro. Episodi che, in fin dei conti, si rivelano poi complementari. Cosa significa tutto ciò? Che l’album, con i suoi accostamenti irresistibili, non dà riferimenti e riesce a sorprendere ascolto dopo ascolto. Resta evidente il forte legame con la tradizione (folk) rock americana, così come abbastanza netta appare l’adorazione per certe atmosfere morriconiane, in particolar modo quelle incluse nelle colonne sonore dei western degli anni d’oro. In ogni caso è netta la voglia di mescolare continuamente le carte, cimentandosi in stili intriganti e suggestivi. Il disco “suona” molto dixie. E non manca neppure il surf rock: “Zebulon”, “Gran Bazaar” e “Miss Chan” sintetizzano, fondono, perfettamente entrambe le correnti. Se poi è il country, nella sua accezione più roots, a prevalere, non esitano comunque a palesarsi altre deliziose connotazioni. Qualche esempio? Si accarezza il jazz in “Lynch”; si denotano aperture classiche, nonché orchestrali, in “Gumbo”; si scorge il taglio west-coast in componimenti struggenti come “Nashville” e “Sleep Walk”; e poi ci si ritrova immersi in dimensioni quasi etniche, come accade nella parte iniziale di “Un Occhio Verso Tokyo”. In questo caso si denotano elementi sonori che sembrano ricollegarsi alle componenti musicali nordafricane racchiuse in “Babel”, celebre pellicola diretta da Alejandro González Iñárritu. Insomma, ce n’é per tutti i gusti. C’è un altro aspetto di “2” che va per forza di cose sottolineato: l’arrangiamento globale. Da questo punto di vista ci si rende conto della maestria, della genialità di Stefana e soci. D’altronde parliamo di musicisti eccelsi, gente di un livello decisamente superiore alla media in quanto dotata di rara sensibilità artistica. E l’uso impeccabile di numerosi strumenti, di base poco sfruttati nel nostro Paese, la dice lunga. Banjo, theremin, pedal, lap steel, e slide guitar accentuano di molto il legame e le affinità con il sound d’Oltreoceano, evocando paesaggi e scenari affascinanti grazie a ritmi, progressioni chitarristiche, incalzanti. A fare la differenza è poi la capacità narrativa dei Guano Padano, in grado di creare immagini dal piglio squisitamente filmico. Sarebbe davvero un peccato farsi sfuggire un LP del genere, soprattutto in un periodo in cui la buona musica finisce sempre per essere schiacciata dallo strapotere del mainstream. Qualsiasi ascoltatore esigente dovrebbe quindi procurarsene una copia. “2” è senza dubbio una delle migliori produzioni italiane di questo primo scorcio di 2012. Vale la pena scoprirlo. Garantisce la redazione.
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