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Gino De Crescenzo è uno degli autori più talentuosi e rinomati del momento. Nella musica leggera italiana ha davvero pochi rivali. In effetti è abbastanza raro trovare parolieri del genere, capaci di essere sempre impeccabili anche quando si ritrovano a lavorare accanto a gente come Celentano, Zucchero, Bocelli e Bersani. Forse solo Pino Marino e Cesare Basile, a livello di scrittura e di versatilità linguistica, riescono a tenere testa ad uno come Pacifico (questo il suo pseudonimo ufficiale). La cosa strana è che si parla di lui più per le sue collaborazioni che non per i suoi dischi. E che dischi! Dal 2001 ad oggi, il cantautore milanese ha infatti pubblicato ben cinque album d’inediti caratterizzati da un’eleganza, da una profondità incredibile. Eppure, in maniera del tutto inspiegabile, il suo nome risulta ancora ignoto a molti, soprattutto agli ascoltatori più esigenti.
Dallo scorso 27 marzo è disponibile presso tutti i rivenditori musicali il suo nuovo LP. S’intitola Una voce non basta ed arriva a tre anni esatti di distanza da Dentro ogni casa, produzione che segnò l’inizio del connubio artistico con la Sugar Music di Caterina Caselli. Dopo un mini tour promozionale, alcuni esperimenti di teatro-canzone, il lancio del singolo Boxe a Milano (con tanto di relativo videoclip) e la scrittura di testi per svariati colleghi, l’artista classe ’64 ha cominciato a porre le basi per la sua nuova fatica discografica recandosi a Parigi. E’ nella capitale transalpina che hanno preso forma i nuovi pezzi. Ed è lì che gran parte di essi sono stati incisi. Altre fasi del lavoro si sono invece svolte tra Milano e Berlino. Insomma: un full-length decisamente “metropolitano”, in tutti i sensi.
Una voce non basta ha subito attirato l’attenzione degli addetti ai lavori per il semplice fatto di essere la prima raccolta d’inediti interamente costituita da duetti. Almeno in Italia, una cosa del genere non si era mai verificata. E a proposito di collaborazioni, è davvero curioso leggere i nomi degli artisti che sono stati ospitati nelle singole composizioni. Musicisti di vario tipo, provenienti da contesti e nazioni differenti. Gente acclamatissima dall’opinione comune – Francesco Bianconi, Malika Ayane, Musica Nuda e Bud Spencer Blues Explosion su tutti – accanto ad outsiders di grande talento. Un esempio? N.A.N.O. (al secolo Emanuele Lapiana), Ana Moura, Manupuma e Cristina Marocco. Artisti ancora poco conosciuti nel nostro Paese, ma non per questo inferiori sul piano della creatività. Nonostante l’apparente divario artistico con i vari colleghi, Pacifico è riuscito con estrema maestria a dare la giusta impronta alle quattordici tracce in scaletta. Ne è venuto fuori un album ricco di sfaccettature, in alcuni frangenti proiettato verso soluzioni sonore imprevedibili, ma tutto sommato dotato di una coerenza di fondo. Predominano infatti le ballate pop ricolme di sontuosi archi e gli episodi intimi di matrice acustica (da citare L’ora misteriosa, Parlami Radio, Second Moon e Pioggia sul mio alfabeto), ma non mancano poi canzoni più sintetiche, accattivanti nel sound. Sorprende ad esempio la partenza elettro-pop di A nessuno, così come il ritmo sostenuto di Presto, dove, oltre all’accoppiata Viterbini-Petulicchio, trova spazio anche il rap mozzafiato di Frankie HI-NRG Mc in un finale decisamente avvelenato. Forse le cose migliori si riscontrano nella seconda parte del disco. E’ lì che s’incappa in canzoni sublimi, capaci di emozionare per il mix perfetto di testi, musiche, interpretazioni, arrangiamenti e melodie. Come non citare allora gioielli del calibro di Strano che non ci sei, Semplice e inspiegabile e In cosa credi?
E’ logico che siamo di fronte ad un pop di straordinaria raffinatezza, contaminato a dovere nelle musiche e spesso inconsueto per quanto riguarda le intuizioni testuali. Chi apprezza l’uso di queste peculiarità non può allora perdersi Una voce non basta, sicuramente l’unica proposta valida proveniente dal mainstream italiano dall’inizio del 2012.
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