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The Shins
Port Of Morrow
2012
Columbia Sony
di Fernando Rennis
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Stavolta l’inverno è durato molto più a lungo del previsto e l’unico aspetto positivo è che si possono godere ancor di più le belle giornate che solo ora iniziano a sbocciare. L’album dei The Shins ha lo stesso effetto di un’inattesa, ma a lungo desiderata, mattinata primaverile. Lo si capisce nei brani più delicati, quelli che non colpiscono al primo ascolto e s’insinuano lentamente nell’emotività più intima e personale: il fischio iniziale che accompagna il riff di It’s Only Life è proprio un pomeriggio passato a guardare le nuvole lassù, distesi sull’erba e con la margherita sull’occhio destro per sentirsi un po’ John Lennon. September è la passeggiata in solitario che vien da sè, cadenzata, agrodolce ed eterea come un semplice verso che fa "And love is the ink in the wellwhenher body writes”. Fall Of ’82 è uno degli esempi di scrittura più lineari e melodici dell’album, uno degli episodi in cui l’influenza di Sir McCartney & Co. è più visibile.
L’album arriva a cinque anni di distanza dal precedente lavoro della band di Albuquerque, Wincing The Night Away, che non aveva certo brillato come opera complessiva e come singoli episodi. Forse è proprio per questo che Port Of Morrow (che segna il passaggio alla major Columbia) sembra un disco ancora più bello, un lavoro che fa della semplicità e della varietà i suoi due punti forti. Ad amalgamare il tutto ci sono i testi che infrangono la corteccia della superficialità per andare ben oltre la banalità e gli arrangiamenti snelli ed imprevedibili che rendono ogni brano unico e allo stesso tempo legato agli altri. A dimostrazione di quest’abilità, basta ascoltare la titletrack (ed ultimo pezzo del disco) che pizzica le corde jazz e soul creando un atmosfera melanconica e struggente in cui niente è fuori posto. Il pezzo più incisivo, però, è di sicuro The Rifle’s Spiral (che apre l’album) in cui la psichedelia ed il ritmo si mescolano alla perfezione alla stupefacente prova vocale di James Russell Mercer. Un appunto per la splendida The Waltz Is Over, relegata al limbo delle bonus-track e invece un ulteriore esempio del calibro di questo album.
Port Of Morrow è un bell’album, non c’è molto altro da aggiungere se non che ce n’era davvero bisogno.
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30/04/2012 -
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