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Non rientrano tra le celebrities quali Therion, After Forever , Within Temptation, Epica, e naturalmente i magistrali (quanto meno, una volta lo erano) Nightwish. Eppure gli Xandria sono una band dall’enorme potenziale, e appena sul loro “orchestra-rock” si inserisce la preziosa voce della bella Manuela Kraller, si rimane folgorati dalla somiglianza con Madame Tarja Turunen da Kitee, divina vestale del metal sinfonico, nonché storica vocalist dei Nightwish dei bei tempi che furono. E non stiamo affatto parlando di scaltre operazioni “copia e incolla”: gli Xandria hanno saputo mettere un bel po’ di peperoncino nel sound, talvolta fin troppo accademico e liricheggiante, dei maestri finnici, con un risultato equilibrato e piacevolissimo. Il merito è anche della nuova ‘frontwoman’, una soprano 31enne proveniente dagli Haggard, occhi di ghiaccio e grinta strabiliante, come ha constatato chi ha potuto ammirarli recentemente in tour con gli olandesi Epica. In tempi recenti la musica gothic/symphonic ha conosciuto un’esplosione di popolarità e un’inflazione di band fondate, rivoluzionate e disciolte, senza precedenti. Il sovraccarico di formazioni di altissimo livello in circolazione rende difficile emergere e rimanere sulla cresta dell’onda; altrettanto arduo è scovare band che riescano a trovare una formula davvero personale, in un genere fortemente esposto al rischio di scolarizzazione. Non aspettatevi chissà quali esplosioni di originalità in “Neverworld’s End”, il nuovo lavoro degli Xandria: il contesto gotico-fiabesco è quello che ben conosciamo e i brani vanno di conseguenza; ma il bilanciamento tra consistenza metallica e lirismo è davvero perfetto, e i chitarristi Philip Restemeier e Marco Heubaum non disdegnano l’inserimento di passaggi puramente rock, ottenendo brani combattivi senza rinunciare alla tanto cara dimensione fantasy. ”A Prophecy of Worlds to Fall” è un lungo brano di grande pathos, che però rischia di perdersi un po’ per via dei diversi inserti, numerosi e forse non sempre coerenti tra loro, che lo compongono. I Nightwish salutano e ringraziano su ”Valentine”, brano che ne presenta i tipici climax seguiti da sommesse ripartenze. ”Forevermore” si attesta su un midtempo power-heavy di sicuro effetto, con un gran lavorio di tastiere. ”Euphoria” azzarda derivazioni death con il growl presente nelle strofe, in contrapposizione alla delicatezza del ritornello. Dolcezza e melodia sono anche le cifre distintive di ”Blood on My Hands”, mentre ”Soulcrusher” è uno dei brani più “duri” inseriti nel lotto. ”The Dream Is Still Alive”, invece, è una meravigliosa ballad giocata su pianoforte e violino. Altra ballad, ma questa volta di scuola menestrelliana alla Blind Guardian, è ”A Thousand Letters”, mentre in chiusura abbiamo ”Cursed”, brano un po’ prevedibile e forzato, e la complessa ”The Nomad’s Crown” che alterna melodie orientaleggianti a un andamento epicheggiante, che rientra perfettamente nelle corde dell’album. “Neverworld’s End” è un disco che magari non è destinato a risplendere di luce propria come i capolavori, ben più significativi, dei Therion o dei Nightwish; rimane comunque un ottimo album, da ascoltare a piacere, e la conferma di una band con buone idee e una grande carica dal vivo.
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