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Graham Coxon
A+E
2012
Parlophone
di Andrea Belcastro
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E i Blur? Tornano insieme con un nuovo disco, è ufficiale! Anzi no, c'è prima bello e pronto da impacchettare un cofanetto monstre per i fans più sfegatati (21 tra cd e dvd di editi e inediti in uscita a luglio). Per fortuna, in attesa di decidere cosa fare dello storico marchio, sia Damon Albarn che Graham Coxon hanno ben pensato di riscendere in pista con nuove canzoni in solitario.
Il chitarrista con il qui presente A+E è giunto addirittura all'ottavo album di una carriera che, tra alti e bassi, qualche piccola perla ce l'ha regalata. Regalata, al passato, visto che il nuovo album è un concentrato di schifezzuole e irritante brodaglia post-indie rock. Riffettini ipnotici, effetti elettronici dispensati senza logica alcuna e deboli loop vocali. Tirando ad indovinare (ma con la probabilità elevata di non andare troppo lontano dalla verità) nove tracce su dieci sono state pescate di forza a casa di Coxon da qualche polveroso scatolone di nastri scartati. Una pochezza disarmante e di una banalità sconcertante anche lì dove il mestiere corre in aiuto delle piatte composizioni (vedi la conclusiva Ooh, Yeah Yeah).
L'unica canzone a non uscire con le ossa rotte è Knife In The Cast: un lungo ed ipnotico mantra lo-fi. Carina, ma davvero troppo poco per un disco che a partire dall'orrida copertina riesce a far rimpiangere il già non eccelso The Spinning Top (2009).
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03/05/2012 -
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