|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Tindersticks
The Something Rain
2012
Constellation
di Mirela Marta Banach
|
|
Se esistesse un dizionario fatto di parole a cui diretta correlazione sussistesse il riferimento a gruppi rock, alla voce ‘raffinatezza’ troveremmo l’etimo Tindersticks. Ebbene sì, i padri del chamber rock moderno ne sono viva allegoria da ben due decenni continuando a mantenere il titolo anche alla vigilia della nuova competizione-album: The Something Rain.
Potenziato da neo collaboratori (voce, baschet cristal, clarinetto basso, sax) affiancanti quelli abituali capeggiati dal poliedrico Stuart A. Staples, il dodicesimo album di studio prosegue il graduale rebuilding, necessaria conseguenza di insopportabili apatie tracimanti irreversibilmente sulle sperimentazioni della band alla fine dei 90’s. A due anni da Falling Down A Mountain non è forse arrivato il momento di sconfiggerle con una buona dose di curativi efficaci? Staples e collaboratori pensano bene di diffondere come primo soccorso Medicine, primo singolo estratto, vera pillola di gradevolezza distendente ogni tensione con tensioni sofisticate, sensuali, poetiche tra flussi di leggerezza, sussurri, armonie di tristezza pacata, la loro tipica, unica. Di sottil libidine parlando come non evocare l’intro monologato Chocolate: in nove minuti di sottofondo spoglio ed archeggiato il racconto suggestivo (con un pizzico di autoacclamazione) in puro british-style richiama le immagini del single-video, arricchendole di aneddoti enigmaticamente scabrosi. Un risultato che non demolisce, semmai arricchisce. Perché nei Tindersticks anche le scelte più impegnative disimpegnano le nostre capacità uditive, alterando di getto i nostri sensi. Vocazioni più palesi risultano velate di tal finezza da gettare nel dimenticatoio miserie concettuali (a prima vista) piatte. Show Me Everything ne è l’ideal-esempio: la profondità baritonale è coronata dal coro soul di Gina Foster per una nevrastenia pacata ed una continua anafora (in apparenza) incolore. Tonalità femminili anche in This Fire Of Autumn che amalgama cembali con lievi synth per una elettronica distesa sfiammante a dovere in Frozen: inquietante nella non melodiosità , sperimentale, sincopato, adagio tra enigmi interrogativi ruotanti attorno a quell’eros tematicamente ricorsivo. Ricorrono anche i classici: Come Inside e A Night So Still riaprono antologie dei tempi d’oro (Waiting For The Moon) rivisitandole in chiave evolutamente odierna. Slippin’ Shoes è mera indagine ritmica tra vivaci claves, cellos e sax tenori che ben si sposano col grave sussurro stuartiano. Si conclude con Goodbye Joe, epilogo instrumental quale sintesi compiuta di quei ‘Skies’ di Suzanne Osbourne, esemplari nel fissare in un'immagine uno scorrere impalpabile verso terreni fertili ma anche aridi, pervasi da solarità spesso celanti soffuse tenebre.
E’ tutto un'esca di scintille viscerali, incendio che arde e si autotranquillizza con giusta misura. Le concatenazioni di note non sono altro che fiammiferi strofinanti sulla rude superficie delle nostre contradizioni. Simply Tindersticks.
|
|
14/05/2012 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|