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Un album davvero particolare, non il solito disco che potresti aspettarti da un cantautore di musica italiana. Questo L’atlante dei pensieri infatti rivela il gusto per la melodia che è proprio di una impostazione classica, ma possiede anche un respiro internazionale.
Responsabile di questa mirabile operazione di sintesi è Marco Guazzone, giovane musicista romano di 23 anni che ha studiato pianoforte e composizione presso il Conservatorio di Santa Cecilia e anche musica da film presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Marco si muove incessantemente fra Roma e Londra, sia per motivi familiari che professionali, canta indifferentemente sia in italiano che in inglese, si esibisce regolarmente nel circuito dei pub londinesi e non è quindi un caso se l’album è stato prodotto da Steve Lyon, un musicista inglese che ha già lavorato in tour con i Cure e con i Depeche Mode. Marco Guazzone si è imposto all’attenzione di tutti all’ultimo Festival di Sanremo con l’esecuzione di Guasto, una ballata per piano e voce davvero molto bella, dedicata all’omonimo paese in provincia di Isernia; il brano si avvale di liriche che si combinano perfettamente con le note e che ci consegnano i contorni dell’anima dell’autore. La sorpresa però non si limita a questa canzone, già molto conosciuta, ma si estende ad altri momenti dell’album come Atlas Of Thoughts, la traduzione di Atlante dei pensieri, una composizione scritta e cantata in inglese da un Marco Guazzone quanto mai ispirato, che in questa occasione abbandona l’impianto classico per mantenersi in linea con certa sofisticata new wave d’oltre Manica, come Coldplay o Depeche Mode. L’accostamento può sembrare azzardato solo a quanti non abbiano ancora ascoltato il brano, uno dei migliori di questo album che passa da una piccola perla all’altra. E’ il caso di Silent Movie, un brano solo strumentale, e di La mia orchestra, due composizioni con una forte impronta cinematica, oppure di Sabato simpatico, un brano gradevolmente atipico, con una ambientazione musicale volutamente lontana nel tempo. Molto belle anche Il Principe Davide, che affonda le sue radici nella tradizione folk, e Oramai, una ballata delicata e sognante.
Marco Guazzone, pianoforte e voce, ha registrato il disco insieme agli Stag, il gruppo che lo accompagna da sempre e che risulta composto da Giosuè Manuri alla batteria, da Suelo Rinchiusi al basso, da Andrea Benedetti, alla chitarra e da Stefano Costantini, alla tromba. Episodi come Antidote e Cani Randagi danno maggior spazio alla band, che dimostra allora tutto il suo amore per il Rock Progressivo, e si distingue per alcuni indovinati passaggi elettrici e per una sezione ritmica decisamente incalzante.
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