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“...noi abbiamo il dovere di ricordare e di non dimenticare. Ed è faticoso. Occorre leggere, studiare, registrare sul campo, consumare le suole delle scarpe. Devi farti tu stesso Memoria...”, così scrive Daniele Biacchessi nella sua introduzione al doppio cd live “Storie dell'Altra Italia”, registrato il 28 Ottobre 2011 alla Camera del Lavoro di Milano, in occasione di una tappa del tour che lo ha portato a girare l'Italia insieme ai Gang e a Massimo Priviero, per raccontare, con la sua lettura teatrale ricca di pathos e sofferenza, storie di un Italia spesso dimenticata, o sottovalutata, un Italia che ci rende orgogliosi di ciò che siamo, al confronto di un'altra Italia che invece ci fa vergognare. Naturalmente protagonista dello spettacolo è l'arte che più di ogni altra, forse, al momento riesce a promuovere messaggi, in questo caso sociali, più spesso di altro genere (ahimé): la Musica. E non è un caso la scelta della maiuscola. Perché questo live è rigorosamente unplugged, e la scelta non potrebbe essere più adatta, sia per la delicatezza dei temi trattati, sia per la tradizione del nostro paese, che si è sicuramente saputa esprimere meglio nella sua anima folk, che in quella elettrica. E dunque anche i Gang contengono la loro pur presente vena punk, limitando alla seconda parte dello spettacolo alcuni accattivanti spunti della chitarra del meno loquace dei due fratelli, Sandro Severini. “...Queste “Storie dell'Altra Italia” ce le mettiamo in spalla e con loro andiamo per il Paese, ovunque c'è bisogno di accendere un Fuoco. Perché attorno a quel Fuoco ci si possa scaldare, commuovere, stringere e riparare dal Grande freddo, là fuori...”, scrive invece Marino Severini, provando a descrivere con parole semplici e metaforiche il perché di questa iniziativa. E citando un “Grande freddo” odierno, che riporta al “Grande freddo” della Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, inizia il cammino dei due dischi, che attraverso le urla e i sussurri di Biacchessi, la sensibilità delle ballate di Priviero e la maggior mordacità dei Gang, ci fa attraversare le langhe, con le storie di una resistenza più vivace e verace di quella narrata in alcuni libri, ci fa via via scendere verso Bologna e il centro Italia, per farci testimoni delle stragi nell'età della tensione, e poi ancora più giù, nel meridione dominato dalle mafie e difeso dai ragazzi di Libera e di altre associazioni, per riportarci infine alla Milano di “Sesto San Giovanni” e terminare il nostro itinerario con un maggior bagaglio di esperienza e di vita, che possa esserci da guida in quello che sarà e dovrà essere l'avvenire. Insomma, un doppio album da ascoltare con attenzione, per la qualità della musica (una menzione d'onore la meritano le semplici e profonde melodie delineate dal pianoforte di Onofrio Laviola) e per quella dei testi, senza star troppo a dar peso al lato politico di queste storie, ma interessandoci invece al loro lato umano. Perché, citando Priviero, “...da sempre, le piccole storie diventano la Storia grande e, altrettanto da sempre, certe minoranze, che ci permettiamo di definire migliori, tracciano strade maestre intervenendo e indirizzando il corso del tempo. Di queste strade e di questa gente d'Italia noi e voi insieme a noi, con orgoglio e con grande amore, siamo figli.”
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