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La nostalgia è una brutta bestia. Chi ne ha sofferto almeno una volta nella vita sa cosa intendo. Nella meno tragica delle ipotesi, procura crisi depressive abissali, ma destinate a riassorbirsi nel giro di qualche settimana, con contorno di abbondanti lacrime, mugugni e chili persi (evviva, almeno un aspetto positivo). Se poi la sensazione di “missing” diventa cronica, le cose si complicano. La nostalgia blocca, tiene ancorati a schemi e comportamenti giurassici, impedisce di andare avanti con la propria vita e di affrontare la realtà.
Noi rockers, inutile negarlo, siamo tutti un po’ nostalgici, chi più, chi meno. Chi poi, come la sottoscritta, rientra anche tra i consumatori abituali di metallo pesante, è messo ancora peggio. Perché il rock non è più quello di una volta, spirito e passione sono stati fagocitati dalle major, dalla logica dell’immagine, del marketing, del dio denaro e della hit schiacciasassi. Discorsi fatti e sentiti un milione di volte, in sere sfigate da trascorrere rigorosamente stravaccati sui banconi di pub fumosi e malinconici. Gli album postumi sono l’estrema frontiera della mania per il passatismo musicale, che talvolta sconfina nel pessimismo cosmico (il rock è morto, requiescat in pacem) e talaltra nell’eccesso necrofilo, complice il sempre elevato tasso di mortalità precoce tra gli artisti. Personalmente, l’agghiacciante “cofanetto”, spesso proposto come idea regalo per collezionisti, mi ha sempre fatto pensare ad un catafalco, sia nella forma che nel concetto.
La cosa strana di ...Ya Know? è che, ascoltandolo, l’ultima cosa di cui ci si preoccupa è che Joey Ramone sia passato a miglior vita ormai da oltre un decennio. Per tanti motivi. Sarà che i Ramones, e forse Joey più di tutti, in quanto frontman, sono sempre stati precursori delle mode e dei tempi, ed è tuttora acceso il dibattito su chi sia stato il vero pioniere del punk americano tra loro e i New York Dolls. Salvo un paio di vecchie conoscenze rivedute e corrette, Merry Christmas (I Don’t Want To Fight Tonight) e Life’s A Gas, i brani inediti scongiurano il micidiale effetto “come eravamo”. Suonano, inutile dirlo, inevitabilmente Ramones, grazie all’inconfondibile voce baritonale di Joey e al suo modo di rendere colloquiale il cantato con quel suo continuo, svagato intercalare, “Ya know”, “Baby” e così via. Nonostante gli anni trascorsi insieme e a contatto con il pubblico, loro sono sempre rimasti fedeli a se stessi e alla loro peculiare attitudine, quella di chi ha scritto la storia della musica senza mai essere in grado di suonare un assolo. Ciononostante, l’album risente di una certa spersonalizzazione, forse perché in troppi, da Little Steven a Richie Ramone, a Lenny Kaye, all’inossidabile Joan Jett, hanno voluto mettere mano a questi brani, per tanti anni gelosamente custoditi dal management e da Mickey, fratello (non fittizio, questa volta) di Joey, imprimendogli la propria impronta. Ma che dire, allora, di un brano come Rock’n’Roll Is The Answer? Già il titolo dice tutto, e fuga qualunque interrogativo sullo stato di vitalità e di attualità del rock. Questo pezzo semplice e tirato potrebbe essere una hit oggi come avrebbe potuto esserlo nel 1977: senza tempo, barriere o paranoie. C’è da dire che Joey sembra essersi divertito a lasciarci un’eredità quanto meno eterogenea: se, infatti, Going Nowhere Fast, 21st Century Girl e Seven Days Of Gloom hanno in sé tutta la schiettezza e la potenza del rock classico che piace un po’ a tutti, gli esperimenti non mancano. Si va dalla ballatona country Waiting For The Railroad al rockabilly di I Couldn’t Sleep, fino a passaggi di più difficile collocazione, come Make Me Tremble o Cabin Fever, ove addirittura si affaccia titubante un illustre sconosciuto, il sintetizzatore. Bellissimi episodi sono New York, interamente dedicata alla sua città, What Did I Do To Deserve You e Party Line, furbissime melodie pop-rock che faranno venire le lacrime agli occhi ai fan di Dirty Dancing.
Vario, vivo, in movimento. E allegro, divertente, autoironico, come erano gli stessi Ramones. Non ha certo l’aria di un testamento spirituale, ...Ya Know?. Forse possiamo collocarlo nella categoria dei rimpianti, delle “cose che avremmo potuto fare se...”. Se Joey non ci avesse lasciato troppo presto, se i Ramones non avessero avuto il coraggio di sciogliersi quando ancora erano all’apice del successo, se la musica non si fosse trasformata in una top 10 da acquistare con carta prepagata al supermercato... Maledizione, fermatemi. Sto di nuovo diventando nostalgica.
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