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Dietro l'ormai fin troppo familiare, quasi tradizionale, sigla S.M.S. si celano nient'altro che Miro Sassolini, già presente nel filone italiano new wave degli ormai lontani, ma non dimenticati, anni '80, nelle vesti di cantante della band fiorentina Diaframma, Monica Matticoli, poetessa (o aspirante tale) nativa di Isernia, e Cristiano Santini, voce e chitarra nella ormai inattiva (da oltre dieci anni) punk rock band Disciplinatha e oggi apprezzato produttore e sound engineer. Tre personaggi, tre individualità che si fondono, che uniscono i loro talenti, in qualcuno più navigati, in qualcun altro ancora un po' acerbi, creando una singolare miscela di suoni. “Da Qui A Domani”, secondo frutto di questa giovane collaborazione, viene presentato come “un racconto in versi concepito non per la musica ma in musica, anzi, in parola – voce – musica”: definizione che sintetizza la caratteristica unica che perdura per i circa quaranta minuti dell'incisione: la distinzione marcata, pur nell'armonia connettiva, dei testi della scrittrice, della voce di Miro, chiamata ad interpretazioni diverse ma che lascino tracce di continuità, e della musica selezionata e creata da Santini (con la collaborazione di Federico Bologna alle tastiere e ai sintetizzatori), un semplice tappeto che ben poche volte appare in equilibrio con gli altri due elementi; è un accompagnamento da lontano. Progetto estremamente complesso nella sua non troppo velata ambizione ad esser considerato prodotto di cultura, oserei dire elitario. Nonostante ciò il livello di qualità risulta un po' troppo discontinuo per poter rendere tutti e 12 i “momenti musicali” (le track) degni di sostenere tale ambizione. Mentre infatti non si rivelano in maniera chiara, soprattutto ad ascolti distaccati, ma non solo, i collegamenti tra i vari “momenti” del racconto, e il linguaggio utilizzato non sembra riuscire a descrivere appieno le sensazioni di cui si vorrebbe tracciare un ritratto, altalenante tra sobrietà e ricercatezza, anche la voce calda e profonda di Miro, apprezzabilissima per l'interpretazione in alcuni brani, sembra perdersi in alcuni punti della recitazione. Inoltre non sempre il variegato e oscillante arrangiamento, nella sua indipendenza, ottiene di creare situazioni e atmosfere piacevoli o preziose, soffocato anche da un'elettronica a tratti eccessiva. Se si possono dunque trovare composizioni di alto profilo (Disvelo, su tutte, ma anche In Quiete, Petit Mort e Mai Troppo Chiuso Il Tempo), capita però d'imbattersi in un punto dell'album, nella parte centrale, che purtroppo fa scadere il livello medio mantenuto, in un modo o nell'altro, in ciò che segue e in ciò che precede. Bene dunque il coraggio, bene la ricerca di nuove ricette espressive, bene il rimettersi in gioco...ma occhio ad eccedere! Aspettiamo il trio ad una successiva prova che riesca a convincere appieno in ogni sua peculiarità: d'altronde i mezzi non mancano.
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